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Il Texas vuole la sua “Fort Knox” per tenere le proprie riserve auree

di LUCA FUSARI

Il Texas torna a sfidare il governo federale statunitense dopo aver simbolicamente guidato nei mesi scorsi, con oltre centomila firme raccolte, il fronte delle petizione online che invitavano l’amministrazione Obama a consentire la secessione degli Stati membri dall’Unione in seguito alla sua rielezione presidenziale.

Questa volta il livello della scontro appare ben più rilevante e foriero di possibili significative conseguenze politiche ed economiche, la sfida non nasce da una mobilitazione dal basso da parte di cittadini stufi del centralismo dirigista di Washington D.C. ma da un’iniziativa politica del governatore texano in carica, il Repubblicano Rick Perry (nella foto in alto a sinistra), il quale assieme al suo collega di partito, l’italo-americano Giovanni Capriglione hanno intenzione di creare una “Fort Knox del Texas”, in modo che il ‘Lone Star State’ possa iniziare ad accumulare il suo oro nella sua riserva senza dover dipendere da quella federale statunitense. Come ha spiegato Capriglione, neoeletto rappresentante conservatore alla Camera del Texas per il distretto 98 di Southlake, la proposta è nata a seguito della sua partecipazione, assieme al governatore, ad un raduno del tea party presso Tarrant County all’inizio di quest’anno; Perry in quell’occasione parlò di investimenti in oro dello Stato come strumento di sviluppo economico. «Penso che sia stato nella sua coscienza da tempo il tentativo di ottenere una sorta di deposito nello stato del Texas».

Dal comizio ad oggi, Capriglione ha lavorato con l’ufficio di Perry sul disegno di legge HB 3505, il quale prevede un Bullion Depository in Texas in lingotti d’oro, ovvero consentirebbe di richiedere il trasferimento di 6643 lingotti d’oro di proprietà dell’University of Texas Investment Management Co. (UTIMCO), pari ad un ammontare di un miliardo di dollari, dall’attuale deposito federale a New York City alla sede commerciale in Texas con la protezione dello Stato texano. «Stiamo cercando di capire la giusta quantità di oro da riavere qui in Texas. Non vogliamo solo i certificati, vogliamo il nostro oro. Se sei lo Stato del Texas si dovrebbe essere in grado di ottenere il proprio oro» ha dichiarato Capriglione. Parlandone lo scorso Martedì 19 Marzo col conduttore radiofonico conservatore Glenn Beck, Rick Perry ha ribadito quanto affermato da Capriglione, «lo Stato è in grado come la Federal Reserve di salvaguardare l””oro fisico” del Texas». I legislatori texani sono in procinto di «riportare nello Stato l’oro che appartiene al Texas. Se tale oro appartiene al Texas, io ritengo che non possa essere qualcun altro a determinare se siamo in grado di riprenderne il possesso oppure no».

L’idea non è del tutto nuova, alcuni membri Repubblicani hanno da tempo lavorato su un progetto di legge riguardante l’oro, benché nell’ultima legislatura statale tale provvedimento non sia stato presentato. Se approvato, il disegno di legge del Texas costituirebbe una legittima e costituzionale richiesta indirizzata a Washington, in quanto rientrante nel X° emendamento della Costituzione Usa.

U.S. has nearly $400 billion in gold stashed in various cities throughout the nation.Fisicamente il trasporto di oro dalla città di New York o da enti statali diversi verso altre banche come quelle del Texas sarebbe però assai impraticabile dal punto di vista della sicurezza e della logistica. Capriglione a tal riguardo ha dichiarato che ha più senso vendere l’oro che il Texas detiene altrove e riacquistarne gli stessi quantitativi entro i confini del proprio Stato, ma anche tale soluzione risulta essere non meno problematica del trasporto. Una possibile soluzione di compromesso potrebbe essere quella di trasferire la proprietà dell’oro texano equivalente a quello depositato a livello federale da New York alle riserve di Fort Knox e soprattutto di Denver, assai più prossime geograficamente al Texas, e trasferire quest’ultime in Texas lasciando quelle di NYC come riserve federali.

In ogni caso la misura comporterebbe una spesa non significativa, perché i lingotti d’oro potrebbe essere salvaguardati in una piccola area, non più grande di 20 metri quadrati. Capriglione ha detto che sta lavorando sulle revisioni al disegno di legge per affrontare alcune preoccupazioni, ha intenzione di assicurarsi che il disegno di legge non causi il cambiamento dell’investimento statale del proprio complessivo patrimonio dall’oro. Inoltre per ridurre i costi del disegno di legge si intende consentire di ammortizzare alcuni dei costi amministrativi di costruzione e gestione del deposito affidandolo ad una gestione privata.

In tempi di crisi economica, di recessione e di svalutazione/distruzione del valore delle valute monetarie e del loro potere d’acquisto ad opera delle inflazioniste banche centrali, l’idea di riottenere indietro l’oro depositato presso istituzioni sovranazionali non è una mera provocazione del Texas. L’Olanda e l’Azerbaijan riporteranno prossimamente nelle loro rispettive nazioni il loro oro, la Germania nei mesi scorsi ha già trasferito entro i propri confini nazionali le sue riserve auree depositate in precedenza alla Fed di NY e in Francia. Sullo sfondo vi è la consapevole percezione che il sistema monetario vigente è ormai prossimo al suo collasso e che gli attuali Stati possano garantire i futuri investimenti esteri sul loro territorio solo se dotati di sufficienti solide garanzie di riserva.

Ron Paul, ex congressista Repubblicano per il Texas, lo ha ribadito anche lo scorso Giovedì al The Texas Tribune: l’oro sarebbe più sicuro nelle mani dei texani. «L’oro è una protezione che dev’essere sempre il più vicino possibile alla persona e all’entità che la rappresenta; il Texas è meglio servito se si conosce esattamente dov’è l’oro piuttosto che affidandoci alla sicurezza della Federal Reserve». Il dottore libertario durante la sua attività parlamentare è sempre stato uno strenuo oppositore della Federal Reserve e della sua politica monetaria espansiva del dollaro. Da promotore delle idee della scuola economica austriaca, critica lo sganciamento dell’ultimo vincolo di convertibilità aurea (gold bullion standard) del dollaro da parte degli Stati Uniti avvenuto nel 1971 ad opera di Richard Nixon, tale sganciamento pone il dollaro di fatto senza una equivalente copertura aurea all’atto della sua emissione.

Nonostante l’inflazione monetaria da parte della Fed e l’emissione da parte del Tesoro di titoli di Stato, le ingente spese di bilancio del governo federale hanno accresciuto il debito pubblico statunitense rendendolo di fatto insostenibile e non più pagabile agli investitori esteri. Ron Paul in qualità di presidente uscente della sottocommissione del Congresso sulle politiche economiche monetarie e tecnologiche ha più volte posto dubbi circa l’effettiva presenza attuale di oro a Fort Knox, ritenendo che il Tesoro e la Fed possano averlo venduto sottobanco o dato illegalmente come garanzia ai Paesi detentori del debito pubblico statunitense (in particolare la Cina, uno dei principali accumulatori di oro a livello mondiale).

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSTBcJz87X266EhFAaTP46No-paUr0oVuWO9Q47Bd3R0LBLcpVM0gLa proposta di Perry-Capriglione potrebbe quindi costituire il momento della verità invocata a lungo da Ron Paul (nella foto a sinistra) per porre un’indagine trasparente sull’effettivo quantitativo di oro presente a livello federale in Kentucky ma non solo«Per noi avere il nostro oro, pone un argine sulla riva a fronte della preoccupazione della gente che là non ci sia più niente, solo una copia di backup. Quindi penso che questo provvedimento possa rassicurare e prevenire un problema prima che possa accadere» ha detto a tal proposito Capriglione.

In ogni caso la presenza di depositi d’oro in prossimità alle istituzioni territoriali più vicine alla popolazione (e direttamente elette da queste) in ambito economico-finanziario è sicuramente in grado di dare un concreto segnale di stabilità e rassicurazione agli investitori e operatori interni ed internazionali. Pur non menzionando le aziende interessate a trasferirsi in Texas in base alla presenza di oro nello Stato, Capriglione ha sottolineato che «uno tra i criteri di valutazione di molte delle imprese al fine di decidere se venire ad investire in Texas è la stabilità e la presenza di oro»

Ma non è solo la capacità di attrarre maggiori investimenti a costituire il principale motivo per richiedere la restituzione dell’oro, è in primo luogo il serio timore che il governo federale Usa ove peggiori l’attuale situazione economica e finanziaria interna ed internazionale, possa ripetere quanto avvenuto durante la Grande Depressione, quando il presidente Franklin D. Roosevelt sequestrò per “ragioni patriottiche” ai suoi cittadini il loro oro. Le misure prese dai politici e burocrati Usa per fronteggiare le crisi del debito e i problemi a livello economico stanno affossando il dollaro statunitense; il quale ha già perso dal 1913 ad oggi oltre il 90% del suo potere d’acquisto e nella “guerra delle valute” in atto a livello globale a colpi di stampante e svalutazioni elastiche è anch’esso a forte rischio iperinflattivo come l’euro.

Giovedi 21 Marzo, l’amministratore delegato di Tangent Capital Partners, Jim Rickards, autore del libro Currency Wars: The Making of the Next Global Crisis, ha ribadito tale concetto aYahoo Finance, «l’oro è del popolo e lo Stato del Texas sta cercando di impedire al governo federale di fare quello che ha fatto nel 1933». Rickards è anche un avvocato e ha letto il disegno di legge e ritiene che tale accaparramento aureo «sia un punto di svolta per quanto riguarda il modo in cui gli investitori istituzionali stanno guardando all’oro», con ciò che ne consegue a livello di sue quotazioni sul mercato. Fino ad oggi ai grandi fondi pensione del Texas non è stato permesso di investire in oro fisico, ma secondo Rickards questa legge potrebbe presto cambiare tale situazione, l’oro è considerato da sempre una valida copertura contro i rischi derivanti dall’inflazione monetaria. L’inflazione dei prezzi è al momento bassa negli Stati Uniti secondo le cifre ufficiali rese note, ma Rickards non si aspetta che essa lo rimanga a lungo, specie dopo le dichiarazioni di Bernanke sul proseguimento del quantitative easing e dei tassi d’interesse sul valore del denaro prossimi allo zero, è probabile un suo aumento sul finire di quest’anno o all’inizio del 2014.

La creazione di una “Fort Knox del Texas” potrebbe essere di fatto un primo importante passo del Texas per creare una propria moneta a copertura aurea, laddove la gente dovesse perdere la fiducia nel dollaro statunitense. Il Texas non è il primo Stato dell’Unione a pensare ad una propria copertura monetaria con metalli preziosi alternativa a quella federale, citando le preoccupazioni per il valore del dollaro, i legislatori dell’Arizona stanno anch’essi adottando una legislazione che consenta ai privati di coniare monete d’oro e d’argento a corso legale. Nel 2011, lo Utah divenne il primo Stato del paese a legalizzare queste monete in metallo prezioso come valuta attraverso i Constitutional Tender Act. I legislatori di Minnesota, North Carolina, Idaho, South Carolina, e Colorado hanno discusso leggi simili.

La concorrenza valutaria promossa dalle legislazioni dei singoli Stati ai privati, ripristinando l’adozione prescritta dalla Costituzione Usa di monete sonanti d’oro o d’argento quali mezzi di pagamento, pone una sfiducia delegittimante al regime del dollaro cartaceo fiduciario promosso all’interno dell’Unione dal governo federale e dalle autorità monetarie ad esse dipendenti (la Fed). La conseguenza di tale rottura del monopolio sulla moneta è la premessa fondamentale anche per poter guardare ad una prospettiva di futura secessione di tali Stati dall’Unione.

http://www.texaswatchdog.org/files/capriglione.jpgAl momento però Giovanni Capriglione (nella foto a sinistra) intende far sì che il disegno di legge ottenga un vasto consenso politico, e ben si guarda dal porre in luce la questione di un dollaro texano aureo alternativo al dollaro fiduciario cartaceo statunitense o scenari politici secessionisti dello Stato. Ufficialmente il disegno di legge non intende far adottare in Texas un proprio standard aureo monetario, quanto piuttosto creare un deposito aureo che darebbe allo Stato la reputazione per essere finanziariamente più al sicuro in caso di una crisi nazionale o internazionale finanziaria. Come però Rickards ha sottolineato commentando la proposta texana, «questo disegno di legge contiene una disposizione che nullifica le pretese di confisca del governo federale dell’oro del Texas. E’ garantito dal X° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, e ne hanno quindi la legalità e il potere».

La creazione di una “Fort Knox del Texas” sarebbe anche la premessa per una successiva secessione politico-istituzionale del Texas dall’Unione. Perry in alcune sue dichiarazioni del 2009 e del 2011 aveva tra il serio e il faceto affermato che il Texas potrebbe diventare in futuro una repubblica indipendente, al contempo però, a differenza di Ron Paul, l’attuale governatore ha respinto l’appello secessionista delle petizioni dello scorso anno. Forse i tempi non sono ancora maturi per una vera e seria indipendenza politica di uno dei più dinamici ed importanti Stati della federazione, dato che essa non può che passare per l’autodeterminazione economica a partire da solide basi anche in funzione di una futura sana moneta sonante, in tutto questo l’oro del Texas gioca un ruolo fondamentale.

Il movimento secessionista delle petizioni benché affievolitosi massmediaticamente dopo le centinaia di migliaia di firme raccolte sul sito web della Casa Bianca e il parere negativo dato da Jon Carson (capo Ufficio delle Relazioni Pubbliche della Casa Bianca) nel mese di gennaio a tali richieste, rimane un convitato di pietra ancora da comprendere politicamente nella società americana in vista del midterm e delle prossime presidenziali nel 2016. La spiegazione di Carson non convince e non è storicamente e costituzionalmente corretta. Carson ha osservato che i Padri Fondatori hanno istituito una Costituzione e «sancito in tale documento il diritto di modificare il nostro governo nazionale attraverso il potere del voto, un diritto che generazioni di americani hanno combattuto per assicurare a tutti. Ma non di riconoscere il diritto di allontanarsi da esso».

In realtà, la Casa Bianca di Obama più che ai Padri Fondatori fa riferimento essenzialmente alla sentenza emessa dalla Corte Suprema nel 1869 che confermò come gli Stati dell’Unione americana non abbiano il diritto di secessione. Tale sentenza, da parte di un potere federale eletto e condizionato dal Presidente, è figlia del momento storico successivo all’esito conclusivo in ambito militare della guerra civile, appare più un riconoscimento postumo a Lincoln che un’analisi costituzionale e storica ineccepibile. Essa nega i fondamenti della storia statunitense (di una Nazione nata da un atto di secessione dal Regno Unito!) e in particolare le singole Costituzioni delle ex tredici colonie fondatrici degli Stati Uniti, le quali pongono chiaramente la loro adesione federale come un atto volontario e soggettivo formalmente non vincolante in eterno nel loro futuro. Proprio tali emendamenti presenti nelle prime Costituzioni dei singoli Stati nordamericani furono alla base del X° emendamento della Costituzione statunitense e la ragione giuridica che legittimò la secessione degli Stati del Sud e che diede fuoco alle polveri alla guerra civile americana, causata soprattutto dall’intransigente reazione unionista coatta promossa da Abramo Lincoln.

http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS4t4TR-SNKgllEb7Bh_5s_gngjufyCktyZmsAs1iTF7azny51NIl Texas rimane tra i principali Stati aspiranti alla secessione, la sua lunga tradizione giuridica, politica e culturale è basata sulla difesa del suo primato di unicità ed eccezionalità rispetto all’Unione. La sua volontà periodicamente dichiarata di uscire dagli Stati Uniti non è una novità degli ultimi anni. Il Texas preferisce far da sé e starsene da solo, non a caso è rinominato come lo “Stato della stella solitaria” proprio per tali sue tenaci convinzioni. Stato da sempre di frontiera, è il rappresentante e il custode dell’epica dei pionieri e del mito dell’America del Far West e dei cowboys. E’ inoltre l’unico membro dell’ex Confederazione sudista che non abbia subito l’invasione delle truppe nordiste durante il periodo della guerra civile sul proprio suolo, a tal punto che a seguito della resa del generale Lee le truppe texane confederate firmarono la loro formale cessazione delle ostilità fuori dal loro territorio statuale al fine di non disonorare la loro immagine fiera ed indomita, impedendo simbolicamente che i nordisti yankee vi mettessero piede come delegazione vincitrice.

Con simili precedenti storici, non stupisce se nel Texas, il movimento politico secessionista locale, rappresentato soprattutto dal Texas Nationalist Movement sia riuscito ad affermarsi, crescendo nei consensi grazie alla sua lunga duratura presenza e al suo rifarsi a tali tradizioni identitarie texane, trovando sponde fertili presso il movimento del tea party autoctono e presso l’elettorato libertario, riuscendo paradossalmente a trovare alcune convergenze anche con l’attuale partito Repubblicano.

Riportare l’oro dei texani in Texas, benché sia idea nata e sviluppata dal GOP texano quale polemica politica anti-Obama, è una proposta che potrebbe comunque far breccia tra le fila non solo dei conservatori o dei secessionisti ma anche dei Democrats texani. Se il rappresentante Democratico dello Stato per il distretto di Fort Worth, Lon Burnam dichiara di essere a conoscenza del disegno di legge Capriglione, rimanendo cautamente scettico sulla risoluzione proposta a un problema legittimo («abbiamo un sacco di problemi reali che non stiamo affrontando in questa legislatura. Andremo a trattare con loro»), il suo collega di partito, il senatore texano Rodney Ellis del distretto di Houston ha definito il disegno di legge come «un concetto interessante», aggiungendo comunque che vorrebbe saperne di più e parlarne coi “colleghi del settore finanziario” (molto probabilmente con i quadri nazionali del suo partito) prima di una sua decisione formale sull’argomento.

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