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QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA BELLERIO

di ROMANO BRACALINI

C’è sempre negli innovatori e nei “rivoluzionari” il pericolo di assomigliare al modello che si vorrebbe abbattere. Ogni rivoluzione sempre ha finito per divorare se stessa. E tuttavia dell’esperienza qualcosa resta e tutto non è mai come prima. Il percorso della Lega si è interrotto molto lontano dall’obiettivo. Una rivoluzione che col tempo ha perduto lo slancio originario. C’è stata una mutazione genetica che ha trasformato il movimento in sistema di potere che non si discostava troppo da un altro. In nessun altro partito è avvenuto un passaggio altrettanto vorticoso di uomini che dopo una breve stagione se ne andavano, sparivano, senza una ragione apparente, come bollati da un marchio d’infamia che veniva taciuto ai militanti, i quali, per dedizione o timore, avevano il torto di non pretendere spiegazioni. Gli uomini nuovi che arrivavano erano forse più ubbidienti ma non migliori. Lo stesso carattere “nordista” della Lega ha perso via via il suo significato primigenio. Segno che il movimento veniva percepito sempre più come un partito che non aveva più il carattere esclusivo della rappresentanza territoriale benché continuasse a trarne ispirazione e forza elettorale. I primi manifesti erano ingenui ma efficaci. Roma che deruba il Nord non era una vieta facezia valligiana. Il programma della Lega si rifaceva a un’antica aspirazione della Lombardia, in primo luogo, che in oltre un secolo di vita unitaria si ritrovava spogliata e derisa. La regione tra le più ricche e civili d’Europa al rimorchio del carrozzone italiano. La battaglia appariva sacrosanta.

Ma Roma ha sempre finito per domare i conquistatori non con le armi ma con l’astuzia delle sue arti avvolgenti. L’esperienza millenaria l’ha sempre posta al di sopra delle piccole beghe quotidiane. Osserva e aspetta, poi getta la rete. E’ toccato anche ai leghisti che andavano a Roma con la certezza di mutarne il carattere indifferente e cinico che è sempre stata la miglior difesa di questa capitale che della corruzione ha fatto la sua bandiera. Ne avessero conosciuto meglio la storia e l’indole, gli uomini della Lega sarebbero stati meno baldanzosi. Si aggiunga che al movimento è mancata una risorsa importante: la psicologia, ossia la capacità di saper valutare gli uomini secondo l’esperienza, le doti e la cultura. Anzi gli uomini migliori venivano temuti e si tenevano ai margini. Non si è stati capaci di distinguere l’opportunista mediocre dal disinteresse del singolo: ciò che precisamente differenzia un partito “rivoluzionario” da uno che non lo è. Così, nel ricambio caotico di questi ultimi anni, si sono avvicinati al movimento personaggi che per formazione e provenienza dovevano esserne tenuti fuori o quanto meno accolti dopo un severo esame. Questo Belsito sarebbe sembrato incompatibile anche a un occhio meno esercitato a scovare la magagna e non è un caso che sia stato lui ad aprire la falla quando, a proposito di mancanza di psicologia, era apparso al segreterio federale “un buon amministratore” che investiva i denari in Tanzania. Ora, in Tanzania non è consigliabile andare nemmeno per un safari. Le sue amicizie, poi ,andavano prese con le molle.

C’è poi la Rosy Mauro, ”padana del brindisino”, la prima a vedere nella Lega Nord il trampolino di lancio di una promettente carriera ma con tutti i vizi congeniti nella sua storia. Operaia, militante, dirigente del Sinpa, del quale vanta centinaia di migliaia di iscritti e ne ha forse solo 7.000; elemento di punta del “cerchio magico”, il cerchio stretto attorno al capo dimezzato dalla malattia, Rosy la nera, come viene chiamata per le sue origini, sempre appiccicata al capo e su questa presenza ossessiva, falsamente devota, ha intrecciato il suo potere, fino alla vicepresidenza del Senato, che guida con mano maldestra facendo scompisciare l’assemblea.

L’ultimo fatale errore è stata l’elezione nel consiglio regionale del trota, il figlio del capo, che i militanti hanno accolto in due modi: con la riprovazione una metà di essi, col silenzio imbarazzato l’altra metà. Donne e motori e titoli scolastici inesistenti. La moglie di Bossi, la Marrone sicula, con l’apprensione della madre mediterranea, imponendo i figli come eredi naturali della ditta, ha decretato la fine della diversità che è stata fatale alla Lega.

 

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12 Responses to “QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA BELLERIO” Subscribe

  1. Giorgio Milanta 10 Aprile 2012 at 9:23 am #

    Ma come si fa ad affidare a un soggetto come Belsito la cassa di un partito?

  2. alberto 10 Aprile 2012 at 7:26 am #

    ottima analisi. un segretario che premia sempre ttte le iniziative fallimentari(banche, croazia, cooperative, made in padania, telefonia e chi più ne ha più ne metta) o è un deficiente o è un complice, ma questo non è avvenuto dal 2004, ma da sempre.

  3. giorgio scotti 10 Aprile 2012 at 6:42 am #

    E’ assurdo il clamore dei giornali di regime su questo fatto che mi sembra rinforzi la lega anziche’ distruggerla: la logica della stampa di regime e’ “distrutto BOSSI = distrutta La Lega”- si capisce che dato che chi impone le scelte editoriali nei giornali di regime stupido del tutto non e’ ma non e’ nemmeno troppo intelligente vuol far credere che con questa operazione la Lega si e’ suicidata politicamente perche’ non ha piu’ il suo CARO Leader me il figlio erede designato..la Lega sembra dipionta come la Corea del Nord
    mentre invece i leghisti hanno fatto come gli egiziani che
    hanno cacciato il morente Mubarak per evitare che il figlio ne prendesse il posto. La Lega in realta’ non voleva fare la fine del Pidielle quello si’ morto sepolto ,cremato e le cui ceneri sono state dissolte nell’aria dallo stesso fondatore che nemmeno si e’ sognato di mettere i suoi figli a capo della sua creatura politica mettendo al loro posto uno sconosciuto ed insulso personaggio di cui presto non restera’ traccia (Alfano chi era costui?)
    Purtroppo l’unico partito ufficiale che rischia di restare in piedi e’ il PD ma gia’ vedo sui muri scritte tipo PD=Mafia
    che lasciano ben sperare. Ora la Lega liberatasi del vecchio leader dovra’ ricominciare a far politica sul serio e penso invece che per Berlusca sia proprio la fine(Ma e’ quello che ha voluto lui).

  4. valter bay 9 Aprile 2012 at 8:12 pm #

    un proverbio che dedico con affetto alla cara Manuela Marrone: “chi troppo in alto sàl, cade sovente…precipitevolissimevolmente”!!!

  5. valter bay 9 Aprile 2012 at 8:09 pm #

    siamo sulla buona strada….vedo che qualcuno ricorda anche il famoso assioma di De Rita…assioma che condusse alla “blindatura” dello statuto….ma che alla fine provocò la fragilità del movimento con l’infiltrazione di tutti i socialisti in fuga e il controllo sul “segretario” federale Bossi da parte delle Istituzioni…..
    Dopo De Rita Bossi divenne un “cavallo con tanto di briglia e paraocchi” ben annodati da forze esterne….
    Pensava di lavorare per sè, dichiarava di lavorare per il movimento, ma in realtà lavorava per Roma….

  6. silvia garbelli 9 Aprile 2012 at 3:15 pm #

    Tutto vero e condivisibile, peccato venga scritto un po’ troppo tardi…

  7. Federico Lanzalotta 9 Aprile 2012 at 2:57 pm #

    Purtroppo l’articolo è INATACCABILE.
    Aveva ragione De Rita quando nel 1990 disse,
    «lasciate che vengano a Roma, in breve tempo saranno tutti comprati».

    • claudio fiore 9 Aprile 2012 at 3:17 pm #

      Rivoluzione che divora se stessa? Mutazione genetica? Con tutto il rispetto, credo che il Sig. Bossi avesse il percorso già tracciato. Vi invito ad organizzare un dibattito pubblico con l’obiettivo di far emergere le verità storiche di quanto è effettivamente avvenuto dalla nascita della Lombardia Autonoma fino ad arrivare alla Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Invitando però i vecchi della Lega, tipo Venturini, Comino, Rocchetta, Farassino,, Ce’ Bernardelli, Formenti, Arrighini e tanti altri che, hanno vissuto direttamente le evoluzioni e gli sbandamenti del Movimento. Naturalmente, il moderatore deve essere Facco. Un’altro appunto importante: ingresso riservato ai giornalisti onesti e ai cittadini delusi dalla straordinaria idea di libertà che Bossi ha saputo fedelmente interpretare e altrettanto bene tradire.

      • Giacomo 9 Aprile 2012 at 4:42 pm #

        D’accordo con Claudio Fiore. Le magagne sono di antichissima data. Le magagne hanno a che fare con la bramosia di potere dell’uomo, un narcisista ignorante e spregiudicato.

      • valter bay 9 Aprile 2012 at 8:04 pm #

        se fate tale dibattito VOGLIO assolutamente partecipare…sono molte le cose da rendere pubbliche a cominciare dal simbolo del guerriero di Legnano (emblema della divisione Legnano)
        ciao
        vb

  8. Domenico 9 Aprile 2012 at 1:59 pm #

    Grande Bracalini!!!!!!

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  1. l'Indipendensa - Pagina 13 - 10 Aprile 2012

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