di ANTONIO COSTATO*
In molti sperano che il punto di rottura si consumi con una Rivoluzione. Catalizzatore potrebbe essere un evento traumatico come il gesto di qualcuno dei molti decisi a tutto che realizzi che con un suicidio si occupano le pagine dei giornali mentre con un omicidio politico quelle dei libri di storia. Ed è effettivamente possibile che la serie di gesti estremi di cui si legge in questi mesi conosca un crescendo di tale fatta, e magari una teoria di emuli a seguire. Tuttavia non sono convinto in Italia si arriverà mai ad una Rivoluzione. Per due motivi. Il primo è che non esiste una tradizione in questo senso. Mai nei secoli in Italia è stata fatta una Rivoluzione. Gli ultimi moti di cui si ricordi che hanno investito l’establishment capitolino al punto da metterne in pregiudicato la continuità risalgono all’epoca di Menenio Agrippa, 2500 anni fa.
Roma quella volta se la cavò per un pelo e il popolo fu calmato negli umori non solo dalle chiacchiere del console e dal suo famoso apologo ma dall’adozione di una politica sociale che salvaguarderà la capitale nei secoli, quella del panem et circenses. Anche nei momenti più bui, come peraltro sono i nostri giorni, i palazzi romani sono protetti da una fascia di pasciuti notabili e di popolino al quale non viene fatto mancare di che vivere e divertirsi. E così perfino la Roma del 2012 quella degli Alemanno e dei Patroni Griffi, per capirci, non conosce cassintegrati e i drammi legati alla mancanza di lavoro e alle nuove povertà che vediamo altrove. Leggi di spesa estemporanee, adozione di provvedimenti speciali, deroghe, accettazione di situazioni tra le meno giustificabili in ossequio del quieto vivere, sono la regola.
Difficile quindi immaginare una Presa del Quirinale o cose simili come già accadde invece per la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno. Chi ha provato a marciare su Roma con il proposito di cambiarla ha sempre fallito. Una sorta di muraglia di impiegati pubblici e beneficiari in grande e piccolo dello status quo protegge i centri di potere. E chi ha creduto di essere arrivato a conquistare Roma per il solo motivo di averne varcato le mura e occupato fisicamente i palazzi si è ritrovato poco dopo conquistato e mutato a sua volta o paralizzato nella sua azione dalla gelatina della capitale che anche sui più convinti ha lo stesso effetto prodotto dall’ambra su quegli insetti di ere geologiche primordiali che troviamo nei musei di scienze naturali immobili all’interno di una goccia colatagli senza accorgersene addosso. Il secondo motivo che mi convince dell’improbabilità di uno scenario di questo tipo è l’impossibilità di raccogliere attorno al progetto una élite, che sempre ci deve essere per dare corso ad una Rivoluzione intesa in senso classico.
Il controllo a cui siamo tutti sottoposti attraverso strumenti di identificazione continua degli spostamenti, degli acquisti, delle frequentazioni (sino agli accessi alle informazioni) impedisce che si creino gruppi sovversivi così come accadde negli anni ’70 del secolo scorso o andando indietro nel tempo negli anni ’20 e ’30 o prima ancora all’epoca del cosiddetto Risorgimento. Il fatto che una Rivoluzione di stampo classico sia improbabile non sta però a significare che in Italia non ci saranno dei cambiamenti. L’esperienza del déjà vu fa immaginare numerose ipotesi di evoluzione della situazione. Assunto che il patto che tiene unito territori e classi sociali è da riscrivere e che la nuova stesura non potrà che avvenire attraverso un percorso naturale, e non necessariamente semplice e senza traumi (e non certo per la mano di qualche altro Uomo della Provvidenza partorito dal sistema stesso), gli scenari ai quali andremo incontro sono molteplici. Ed il materializzarsi di uno non esclude l’altro.
Un primo è quello di tipo Giapponese. Il blocco sociale dominante non molla, le giovani generazioni non si sostituiscono alla gerontocrazia per mancanza di coraggio o per la mancanza oggettiva di numeri causata dal calo demografico. Il paese si consuma senza traumi ma lentamente, come una candela. Con l’agonia allungata da nuove scuse per rimandare sine die le riforme e aumentare la spesa pubblica come gli eurobond, i project bond, la golden role, ecc.. Si fanno autostrade che nessuno percorre, un piano di edilizia scolastica per un paese con l’età media di 43 anni e così via. Fino alla fine.
Il secondo scenario è quello di tipo Greco. Il debito pubblico diventa ingovernabile per l’incapacità di applicare il rigore in quella parte del paese che è da sempre fuori controllo e magari perché saltano fuori buchi fino a ieri nascosti, negli enti locali, nelle partecipate pubbliche, nelle banche, nella previdenza, nei “conti d’ordine” dello Stato (ricordiamo che il mercato stima il Tesoro abbia sottoscritto derivati sulle proprie emissioni per 300 miliardi di euro e che gli stessi abbiano oggi un market to market negativo di oltre 30). Tra quanto ho appena citato e i famosi 100 miliardi di debiti tra Pubblica Amministrazione e Fisco e il calo del numeratore effetto della recessione salta fuori che il nostro debito consolidato non è del 120% ma del 130% o 140% rispetto al PIL e la comunità finanziaria ci induce alla ristrutturazione non prima di averci imposto una cura sul modello di Atene. Va precisato che la comunità finanziaria si sta preparando ad un evento del genere e da mesi sta scaricando sulle nostre banche il peso del debito pubblico italico del quale oramai detiene solo poco più del 30%.
Un terzo scenario è quello di tipo Argentino. La morsa di debito e manovre per contenere e rimborsare lo stesso diventa insostenibile e si decide di non onorare gli impegni e di uscire dall’euro. Si torna alla lira (con la corallizzazione dei conti correnti e un rapporto Lira /Euro che il primo giorno magari arriverà a 4000:1 o 2:1 se, per ragioni di praticità, si adotterà un nominale uguale alla moneta unica) felici di esserci liberati del giogo del rigore pur nella consapevolezza di venire espulsi dalla comunità finanziaria globale e vederci interdetta la possibilità di emettere debito sino a che il mercato si dimenticherà del nostro default. La qual cosa non è necessariamente un male, specie se si ha già introdotto l’obbligo di pareggio in Costituzione (N.B. anche se resta da capire come si farà ad uscirne senza soia, senza petrolio e con da esportare solo manufatti e idee).
Un quarto scenario comprende la scomposizione del paese. La storia racconta di una penisola che nei millenni è stata un coacervo di popoli retti in forma autonoma o etero governati, ma sempre per ambiti territoriali distinti (pensiamo a quanto successo prima e dopo la caduta di Roma, alla lunga stagione del medioevo, al Rinascimento o al sistema di signorie e regni sino all’Unità). Le diversità culturali che ancora il paese mantiene, la differente scala di valutazione delle priorità e necessità che si coltivano dalle Alpi alla Sicilia, gli orgogli e le rivendicazioni mai sopite e il clima di reciproche accuse che sempre si crea nei momenti in cui non ce n’è abbastanza per tutti, potrebbero aprire uno scenario che non chiamerei Jugoslavo, e neppure Cecoslovacco, ma piuttosto Cavouriano. Cavour, come peraltro Cattaneo, riconosciuta l’opportunità di creare un ambito il più vasto possibile, considerava come confacente alla situazione della penisola una organizzazione statuale di tipo Confederale.
All’epoca si ragionava di tre stati, Nord, Stato Pontificio e Mezzogiorno. Con una (debole) rappresentanza nazionale affidata, per comprensibili ragioni, al Capo dello Stato 183 Come andrà a finire Pontificio. Oggi potremmo immaginare un certo numero di macro regioni con in comune la politica estera, la difesa e poco altro ma con conti separati e forse anche divisa di riferimento. Difficile immaginare infatti un Nord Est che si allontani dall’euro e dall’Europa per condividere le sorti del sud. E altrettanto difficile è immaginare il Mezzogiorno che si adatti al rigore teutonico, inutile per gli obiettivi di benessere che i suoi cittadini inseguono e che tutto sommato hanno da sempre avuto alla portata senza sottostare a modelli comportamentali imposti dal nord e che non solo non hanno funzionato ma hanno distrutto quel tanto di buono che nei secoli si era costruito se è vero (e lo è) che l’uomo si è inurbato e ha prosperato prima e molto più a lungo a Siracusa che nel Magdeburgo.
*Testo tratto da Round Trip, scaricabile qui.



Bell’articolo, complimenti.
Secondo me sara’ il susseguirsi dei punti 3,4,5.
Il deficit italiota e’ molto piu’ grande di quello che ci raccontano, e nei prossimi anni la cura da cavallo del governo Monti uccidera’ il cavallo, rendendo impossibile il rimborso del debito. Salteranno le banche, che ora sono ricolme di titoli di debito italiota.
Di conseguenza l’Itaglia andra’ sull’orlo del default.
E ognuno andra’ per la sua strada. Quest’ultimo compito spettera’ ad ognuno di noi, mica dovremo rimanere sul divano a guardare la televisione.
Ma quale rivoluzione! Meno coglioneria e DISOBBEDIENZA CIVILE a ogni angolo di strada! Basta fantasticherie. I metodi pacifici sono molto più efficaci.
l’allega d’ammaroni e d’attosi sta preparando le brigate verdicchie, pronte a saltare sul carro di qualunque vincitore.
Antonio Costato parla di quattro possibilità per rovesciare il Regime attuale che sta distruggendo l’Italia, ma Anthony Ceresa ne aggiunge un quinto e molto più efficace.
Strozzare l’Economia fino a vomitare le viscere con l’aiuto del mondo esterno.
I capitali sono in fuga, la produzione é calata considerevolmente, la disoccupazione in aumento, il debito pubblico é inarestabile, l’Italia ha perso l’immagine di fronte al mondo e ogni tentativo di ripresa é completamente precluso. Il Governo ricorre ad azioni di forza, tutte illegali, per continuare a salvare le Posizioni Politiche assunte dai Partiti. Un Medium prevede un intervento militare esterno nel 2013 per ristabilire il diritto calpestato da una tribù di incoscienti. Il futuro non é per nulla incoraggiante. I Professori hanno dimostrato di non essere all’altezza ma ciò che é più grave, rifiutano i suggerimenti che arrivano dai cittadini di buon senso.
Nemmeno gli indipendentisti riescono a togliersi dalla testa i condizionamenti dei miti unitari italiani.
Questo articolo si richiama a Memenio Agrippa, come se esistesse una continuità storica tra l’antica Roma e l’Italia.
Si tratta di un falso storico molto antico, enfatizzato attorno al 1880 dai nazionalisti per fornire pretesti al colonialismo italiano.
L’Impero Romano era multietnico e multireligioso, come tutti gli imperi. La lingua coloniale era il latino ma ognuno poteva parlare la propria. Gli imperatori del tardo Impero potevano essere slavi, tedeschi o anche spagnoli. Nessun nato nella penisola si arruolava più nelle legioni romane.
La capitale dell’Impero Romano fu spostata da Roma. Poi l’Impero continuò con Bisanzio, con altre Capitali. Poi continuò con il Sacro Romano Impero e con l’Impero Asburgico. La UE è un’eredità imperiale, per quanto perfettibile.
I “Ghibellini” di cui vi raccontano, compreso Dante, erano tutti filo imperiali. I Ghibellini erano diffusi al Nord, i Guelfi al centro sud. E già quella è una prima divisione profonda della penisola che ancora si perpetra.
Il “Nord” sano fu sempre imperiale, fino a quando i Savoia fecero il danno. Dall’Impero arrivavano gli stimoli per il progresso, come sanno le persone oneste della Lombardia e degli Ex Granducati.
Dall’Ovest piemontese arrivavano le idee giacobine illiberali di Stato-Nazione, il centralismo e la burocrazia; tutto organizzato dalla massoneria. Dal Sud arrivavano le consuetidini di sudditanza. Ci furono rivolte, ma solo perchè si preferiva essere sudditi di un Re piuttosto che dell’altro.
Il “male” dell’Ovest si fuse con il “male” del Sud, cioè Camorra e poi Mafia, burocrazia, familismo, raccomandazioni.
Naque l’Italia alla Matrix che conosciamo.
Sconfessate i miti unitari, non c’è alcuna “eredità” dell’antica Roma che l’Italia possa rivendicare, a parte le rovine storiche e la retorica, cioè l’abile uso delle chiacchiere per fregare il prossimo.
Lasciate perdere le nozioni che vi hanno inculcato per rendervi “italiani”. Chissenefrega di Menenio Agrippa?
Possibile che degli indipendentisti debbano usare gli strumenti retorici dei cospiratori che crearono lo Stato su misura per le loro Corporazioni?
perfetto Sandi Stark … la kapziosità di kuesto artikolo l’avevo sottolineata nel mio precedente msg kosì espresso:” … m’inkuriosisce l’asterisko ” * ” alla fine del nome di Antonio Costatò !? …
mi pare tanto la solita politika, anke se, in kuesto kaso, kon variante tematika, x miskiare le karte, del Kiagni&Fotti spa finalizzata ad uguali risultati …
butta l’amo, kualke pesce abbokka sempre … i polentoni sono specialisti… in abbokkare … bokkaloni kome sono !
STANDING OVATION
Dante era guelfo.
Guelfo bianco per la precisione, malgrado il Foscolo.
Il “male” dell’Ovest si fuse con il “male” del Sud, cioè Camorra e poi Mafia, burocrazia, familismo, raccomandazioni….. e il figlio di Bossi, i parenti e le amanti di vari dirigenti leghisti da dove vengono??? da Ovest da sud da sotto da sopra???
Il nostro destino lo aveva ben pronosticato T.S. Eliot nel poema The Hollow Men:
This is the way the world ends:/Not with a bang but with a whimper.
(E’ così che il mondo finisce:/Non con un botto ma con un gemito.)
Se invece vogliamo guardare alla storia anziché alla letteratura possiamo trarre esempio dalla caduta dell’Impero Romano. A differenza di quanto continuano tuttora ad insegnare a scuola, l’Impero non cadde perché schiacciato dai “barbari” che premevano alle frontiere: la storiografia seria (principalmente di scuola tedesca) lo aveva riconosciuto già ai tempi del Mommsen. L’Impero si “mangiò dall’interno”, preso tra cento guerre civili, svalutazione della moneta, tassazione assurda, clientelismo… la situazione era tanto catastrofica che i cronisti del Tardo Impero Occidentale ci dicono che quando Clodoveo, re di Franchi, sconfisse il generale romano Syagrius ed iniziò l’occupazione della Gallia le città gli aprivano le porte, la gente delle campagne gli portava fiori in segno di gratitudine e i sacerdoti tenevano servizi religiosi per ringraziare Dio di averli liberati dal giogo romano.
Meglio barbari e pagani (Clodoveo si convertì al cristianesimo molto più tardi) che romani…
Non ci sono scenari da scegliere. Sono le quattro fasi che l’Italia passerà nei prossimi anni. La fase giapponese è già iniziata. Stiamo per entrare nella fase greca. Quando proprio non ce la faremo più seguirà una fase argentina e infine, si spera, il lieto fine, cioè la fase della separazione.
m’inkuriosisce l’asterisko ” * ” alla fine del nome di Antonio Costatò !? …
Con tutto il rispetto, le conseguenze descritte nello scenario argentino (che è quello più auspicabile in combinazione con la scomposizione, perchè il primo favorisce il secondo) sono assolutamente scorrette, c’è fior fior di letteratura scientifica che dimostra come le conseguenze sarebbero inferiori per portata e durata a qualunque altra soluzione (permanenza forzata nel neuro, crisi tipo Grecia, etc.)
Io ci andrei piano a esonerare quel pendaglio di Cavour, e ancora di più a paragonarlo a Cattaneo. “Una organizzazione statuale di tipo Confederale”? I fatti parlano da soli.
Direi che merita il beneficio del dubbio solo perché morì all’indomani dell’unificazione. Per il resto in vita ne aveva fatte di cotte e di crude. Cfr. Arrigo Petacco.
spero che si realizzi il punto 4.finalmente la sicilia si libererebbe dall’invasore che costringe i siciliani a vivere secondo regole che non gli appartengono.la sicilia ha enormi potenzialità che non potrà sviluppare finche i siciliani saranno costretti a vivere secondo il modello nordico(che è poi quello che ha portato il mondo nel baratro).la sicilia non ha mai fatto parte dell’italia.è stata semplicemente colonizzata dai savoia.lo stato italiano ha sempre legiferato denza tener conto dei siciliani. adesso ci ritroviamo colonizzati dai tedeschi che,tramite il loro maggirdomo(guardacaso sempre uno del nord)ci costringono a vivere secondo un modello ancora piu distante dalla nostra mente.insomma se in 150 anni non siamo diventati italiani(non lo volevamo e non lo vogliamo)come si può pretendere che diventiamo tedeschi?vogliamo la nostra libertà non vogliamo una vita falsa e di plastica come quelli del nord.
Parla per te! La mia vita qua in Veneto non è ne falsa, ne di plastica, ma ricca di soddisfazioni, umane e non solo.
Per giunta a spese di quelli del nord. La porta è spalancata. Andate, figlioli. Verseremo calde lacrime.
Che grande idolo questo Costato!!!
Non dobbiamo aver PAURA di tornare alle lire ovvero 1Ita.=1Euro. ! a differenza gli ITALIANI quando si trovano con l’acqua alla gola alzano il culo e si danno da fare.. il lavoro in Italia non manca le idee nemmeno, pensiamo alle fonti rinnovabili e al risparmio intelligente, il PETROLIO va dimenticato, il cibo e l’acqua razionati, salvaguardiamo il nostro territorio e via dicendo.
Discutiamo un piano di rientro del FANTOMATICO DEBITO PUBBLICO senza per forza SVENDERCI!!
L’ITALIA dev’essere una NAZIONE INDIPENDENTE gestita a rotazione dai suoi cittadini per il bene della Patria..
WITALIA
l’itaglia ha dato il meglio di se quando NON era unita
dall’unità solo guerre, sopraffazione, emigrazioni di massa, dittature di vario genere, parassitismo, truffe, corruzione, ecc…
Si fanno autostrade che nessuno percorre, un piano di edilizia scolastica per un paese con l’età media di 43 anni e così via. Fino alla fine.
Io mi auguro che arrivi la guerriglia, che la gente scenda per strada, che 50 milioni di persone aprano bene occhi ed orecchie…che perdano in massa casa e beni mobili, che perdano il lavoro..deve esserci caos perchè l’italiano medio riesca a svegliarsi da questo sonno eterno in cui vegeta…non è possibile dormire in questo modo dalla nascita.. SVEGLIAAAAAAA.
L’avete capito che vi hanno costruito una società basata sulla truffa? l’avete capito che non esiste nessuna politica italiana, ma esiste la monarchia massone silente che vi sodomizza tutti i giorni? l’avete capito che vi trattano da schiavi per pezzi di carta senza valore nominale del valore effettivo di 30 centesimi? Ma cosa vi serve per aprire quegli occhi e svegliarvi dalla moviola del calcio? Basta stronz…. è ora di svegliarsi bellezze.
Certo però che se quei pochi che hanno capito la situazione non si organizzano e non partono sul serio, hai voglia a sperare…
Qui dentro siamo tutti bravi a riempirci la bocca di paroloni ma se qualcuno dicesse “domani a mezzogiorno si parte”, sono sicuro che il 99% dei grand’uomini qui presenti (e non solo, facebook ha almeno mille volte il numero dei Che qui presenti) non si farebbe trovare.
Chi si ricorda della nonna ammalata (“eh ma dovevo farle visita proprio QUEL giorno lì”), chi deve sistemare l’orto, chi finalmente scende in garage a dare una spazzata ed a sistemare l’auto ferma da dieci anni (no, non poteva proprio più aspettare) e poi ci sarebbe il più genio di tutti (sono stato in piedi tutta la notte a preparare la rivoluzione che, morto di sonno, mi sono addormentato e non mi sono svegliato per tempo).
Alla fine saremo quattro coglioni come i serenissimi con gli altri che cantano in coro “va avanti te che a me vien da ridere”, salvo poi ritrovarsi di nuovo tutti qui a sbraitare parole completamente svuotate del loro significato.
L’abbiamo capito, ma qui nessuno e’ cosi’ fesso da farsi ammazzare per fare la rivoluzione. Questo la “razza padrone” lo sa, percio’ ci danno quel tanto che basta per campare, perche’ le rivoluzioni il Popolo le fa soltanto quando e’ ridotto alla fame nel vero senso della parola.
tifo per il 4° scenario … anche se il più probabile penso sia il primo, ma con un’agonia ben peggiore di quella nipponica