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	<title>L&#039;Indipendenza</title>
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		<title>Nasce l&#8217;Indipendenza! Indipendenza Lombardia!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 14:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli Indipendenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di ROBERTO BERNARDELLI*</strong></p>
<p><strong>Nasce l’Indipendenza. Sì, nasce Indipendenza Lombardia.</strong> Dall’Unione Padana, dalla Lega Padana, nasce un solo Movimento aperto a tutti coloro che ancora credono nella forza delle loro idee, aperto a chi è simile, vicino e fratello, aperto, qui, ai lombardi che sono davanti ad un bivio: perdere la &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di ROBERTO BERNARDELLI*<a href="http://www.lindipendenza.com/nasce-lindipendenza-indipendenza-lombardia/baviera2-3/" rel="attachment wp-att-63313"><img class="alignleft size-full wp-image-63313" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/baviera22.jpg" alt="" width="277" height="165" /></a></strong></p>
<p><strong>Nasce l’Indipendenza. Sì, nasce Indipendenza Lombardia.</strong> Dall’Unione Padana, dalla Lega Padana, nasce un solo Movimento aperto a tutti coloro che ancora credono nella forza delle loro idee, aperto a chi è simile, vicino e fratello, aperto, qui, ai lombardi che sono davanti ad un bivio: perdere la speranza, ora spacciata sotto le spoglie di alleanze tattiche per progetti di illusoria liberazione, oppure riunire le forze e non disperdere il risveglio delle coscienze che attende di essere unica alternativa al sistema, trasformandosi in un progetto politico territoriale che unisce la giustizia sociale, con la libertà.</p>
<p><strong>Perché l’undicesimo distretto industriale del mondo</strong> (finché resiste) accetta di subire la tassazione più alta del mondo e il declino più veloce del pianeta? Perché un operaio lombardo deve accettare di staccare ogni anno allo Stato un assegno di 11mila euro a fondo perduto, così, per coprire i debiti e i ladrocini del suo apparato? Perché una pensionata deve rinunciare ad incassare duemila euro al mese di pensione se non dovesse buttar tutto dentro l’Inps, che paga per quelli che non hanno mai versato un ghello? Inutile dirlo, ma la politica che ci aveva regalato una speranza, un sogno, si è mangiata tutto il consenso e la fiducia che aveva raccolto.</p>
<p><strong>Hanno devastato, Hanno tradito. Hanno usurpato. Per posti, poltrone,</strong> incarichi e doppi incarichi hanno dato via… la nostra libertà. Come Romilda, la principessa di Cividale che attratta dal potente e suadente Cacano, re degli Avari, che aveva mietuto morti e depredato il Nord, si fece sposare. Durò una notte, l’amplesso del potere. Perché il giorno dopo l’unno seppe pagare con la moneta con cui si pagano i traditori. Romilda venne impalata davanti alla sua gente. Questa era la lezione: così finiscono gli ingordi, chi per libidine del potere apre le porte della città al nemico. Perché, sia chiaro, è sempre da dentro che il tradimento agisce. In cambio di nomine, accordi elettorali, potere fine a se stesso.</p>
<p><strong>«Talem te dignum est maritum habere!».</strong> «Questo è il marito degno di te!», riporta fedelmente Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum.</p>
<p><strong>I tanti Paolo Diacono che oggi riportano la cronaca della politica </strong> ci fanno intuire eccome chi ha aperto le porte della nostra Lombardia, del nostro Nord, all’unno che passa.</p>
<p><strong>E’ più facile tuttavia ricostruire dalle macerie,</strong> è più semplice ripartire da una sconfitta, mentre oggi ci troviamo nella terra di mezzo, nella gestione del potere in seno ad una alleanza “tattica” che annacqua e progressivamente disperde il progetto originario. Un progetto spacciato come modello della Csu alla Bavarese ma che in realtà è la somma di partiti e non di identità culturali. Somma in cui per tutti c’è un posticino. Per questo è destinato a fallire. Sarà impalato alle elezioni. Ma saranno impalati soprattutto i lombardi, trasformati in un volgo disperso senza più capacità di reagire.</p>
<p><strong>L’indipendenza è un’altra cosa, non è una finta Csu bavarese.</strong> Un conto è essere inclusivi, accogliere come fanno gli altri popoli nei loro parlamenti, che non a caso chiamano assemblee, i propri simili, altra cosa è ricostituire un nuovo soggetto politico di centrodestra, con la raccolta di figurine del passato, e chiamarlo libertà del Nord. Due volte impalati! L’indipendenza è un’altra cosa. E ora, tra le gente, tra i cittadini, sono pochi quelli che vogliono investirci una lira, in quell’antico e moderno progetto, che ha traghettato la politica altrove.</p>
<p><strong>Guardiamo ancora ad esempio la Baviera.</strong> Pur non essendo un paese completamente e in assoluto indipendente, leggete cosa c’è scritto sulla sua bandiera o nei cartelli topografici quando si varca il suo confine: Libero Stato di Baviera. Libero Stato di Baviera! Il duello con Berlino è ancora in corso, ma i bavaresi sono liberi di scrivere che sono uno Stato, libero, e sono liberi di difendere e rivendicare sempre più spazi di autonomia e libertà fiscale. Questo è federalismo. Questo è il federalismo che ci hanno fatto credere in Italia di avere approvato? Possiamo noi scrivere ai nostri confini “Libero Stato di Lombardia”? Verremmo processati per attentato alla Costituzione.</p>
<p><strong>Da questa vergognosa responsabilità della politica come si esce?</strong> Con la filosofia sulle autonomie? Con la ricerca di chi ha più spirito santo di un altro nell’alzare il vessillo dell’indipendenza? Ora, questo è il dramma, va ricostruita la fiducia.</p>
<p><strong>Parole come libertà, indipendenza, sono state svuotate, saccheggiate.</strong> 25 anni di progetto sono finiti come il vitello d’oro, tanti dei, più nessun leader. Si sventola la bandiera dell’autonomia sapendo di aver tradito, si mente sapendo di mentire.</p>
<p><strong>Noi ripartiamo da qui, dal cominciare a togliere consenso a ciò che non è vero.</strong> Noi togliamo dalla nostra bottega di verdurai quella scritta imposta dal regime: “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Come raccontava ne “Il potere dei senza potere” Havel, l’ex presidente della Repubblica Ceca, noto anche a tanti cultori delle autonomie ma ben stretti ai rispettivi doppi incarichi, il solo fatto di togliere quel cartello significava spezzare la catena della vergogna. Non essere più obbligati a esporlo, l’esatto istante in cui lo si toglieva, significava essere opposizione. Avevano capito che togliere l’assenso della base, di cui il regime ha bisogno, significava la rottura dei loro equilibri. Di questo il Nord deve tornare consapevole, noi abbiamo come prima responsabilità politica il tornare a generare questa cultura del riscatto, avanti per l’indipendenza!</p>
<p><em>*presidente Indipendenza Lombardia</em></p>
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		<title>Commerciante non fa scontrino da 60 cents. Multato con 500 euro!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 13:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Titalic & Rubrica silenziosa]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di LEONARDO FACCO</strong></p>
<p><strong>Siamo alle porte di Bergamo, è mercoledì 22 maggio.</strong> Una signora esce da una tabaccheria e, pochi minuti dopo, vi rientra accompagnata per la collottola dai finanzieri, che tengono in mano il verbale di constatazione da rifilare al titolare dell’attività. Sul documento – firmato e timbrato dal &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/finanza4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63289" title="finanza4" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/finanza4-266x200.jpg" alt="" width="266" height="200" /></a>di LEONARDO FACCO</strong></p>
<p><strong>Siamo alle porte di Bergamo, è mercoledì 22 maggio.</strong> Una signora esce da una tabaccheria e, pochi minuti dopo, vi rientra accompagnata per la collottola dai finanzieri, che tengono in mano il verbale di constatazione da rifilare al titolare dell’attività. Sul documento – firmato e timbrato dal comandante – è riportato il reato commesso dal commerciante, che in quanto concessionario di prodotti sottoposti al monopolio statale è tenuto a pagare il novanta per cento delle imposte alla fonte.</p>
<p><strong>Il verbale, però, non lascia scampo ad interpretazioni:</strong> <em>“Avvalendosi delle facoltà derivanti dal combinato disposto degli articoli 34 e 35 della legge [… ] è stata rilevata la mancata emissione del documento fiscale, relativo all’acquisto di 1 fotocopia per un importo di euro 0,60”.</em> Pertanto, al titolare della piccola impresa individuale è stata consegnata una multa di 516,46 euro. La scena è avvenuta di fronte ad altri 7, 8 avventori che, nonostante conoscessero il proprietario – disgustato ed arrabbiato quanto basta con le Fiamme gialle per la contravvenzione elevata – hanno chinato la testa, tacendo e defilandosi silenziosamente. Fine della cronaca.</p>
<p><strong>Che dire? C’è ben poco da commentare, lascio a voi lettori questo onere.</strong> Anche ieri, lo Stato ladro e debitore ha fatto il suo dovere, scovando un pericolosissimo criminale orobico, al quale è stata, immediatamente e senza por tempo in mezzo, rifilata una pesante ammenda. Filippo Penati, sempre ieri, ha visto finire in prescrizione il suo reato, legato a corruzioni e concussioni varie per la vendita delle aree ex Falk in quel di Sesto San Giovanni. A far da cornice ai fatti, il popolo bue e sottomesso che ha osservato tacendo.</p>
<p><strong>Se James E. Miller avesse dovuto raccontare le cronache di un paese in via di disfacimento e senza futuro</strong> avrebbe sintetizzato il tutto con poche parole: <em>&#8220;Le sanguisughe che vivono di Stato sono disposte a tutto per preservare il loro benessere&#8221;. </em></p>
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		<title>Le banche premiano solo le grandi imprese. Famiglie e pmi vadano in malora</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di REDAZIONE</strong></p>
<p><strong>Per la Cgia di Mestre le banche premiano solo le grandi imprese.</strong> L&#8217;associazione condivide il punto di vista del presidente di Confindustria, <strong>Giorgio Squinzi,</strong> rilevando che quest&#8217;ultimo &#8221;ha ragione da vendere quando denuncia la drammatica situazione venutasi a creare negli ultimi anni in materia di credito. La contrazione &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di REDAZIONE</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/10/banche.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-40562" title="banche" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2012/10/banche.jpg" alt="" width="271" height="129" /></a>Per la Cgia di Mestre le banche premiano solo le grandi imprese.</strong> L&#8217;associazione condivide il punto di vista del presidente di Confindustria, <strong>Giorgio Squinzi,</strong> rilevando che quest&#8217;ultimo &#8221;ha ragione da vendere quando denuncia la drammatica situazione venutasi a creare negli ultimi anni in materia di credito. La contrazione dei prestiti erogati dalle banche alle imprese ha ormai assunto dimensioni drammatiche&#8221;. Tuttavia, questo problema sembra non sfiorare le grandi imprese italiane. Infatti, osserva la Cgia, l&#8217;81,4% degli oltre 1.313 miliardi di prestiti erogati dalle banche agli italiani e&#8217; concesso al primo 10% degli affidati, vale a dire alla migliore clientela. Una percentuale che negli ultimi anni e&#8217; continuata a salire. Il rimanete 18,6% dei prestiti e&#8217; distribuito tra le famiglie, le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che, di fatto, costituiscono la quasi totalita&#8217;, vale a dire il 90%, dei clienti dei nostri istituti di credito.</p>
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		<title>&#8220;Il Nord è sull&#8217;orlo del baratro&#8221;. Anche Squinzi si è svegliato</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lo scemo del villaggio]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di TONTOLO</strong></p>
<p><strong>&#8220;Il Nord e&#8217; sull&#8217;orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo,</strong> escludendolo dal contesto europeo che conta&#8221;. Lo ha detto il presidente degli industriali<strong> Giorgio Squinzi</strong>, nel corso dell&#8217;assemblea pubblica di Confindustria. Gli strumenti per la risalita &#8220;ci sono, serve &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di TONTOLO</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/squinzi-dorme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63279" title="squinzi dorme" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/squinzi-dorme-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>&#8220;Il Nord e&#8217; sull&#8217;orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo,</strong> escludendolo dal contesto europeo che conta&#8221;. Lo ha detto il presidente degli industriali<strong> Giorgio Squinzi</strong>, nel corso dell&#8217;assemblea pubblica di Confindustria. Gli strumenti per la risalita &#8220;ci sono, serve volonta&#8217; e concretezza che sono certo troveremo nel governo. Per tornare al nord trainante &#8211; dice- le vie sono quelle che abbiamo detto: credito, fisco, giustizia, semplificazione, infrastrutture, uno stato amico&#8221;.</p>
<p><strong>Finally, anche il lombardo presidente degli industriali italiani è arrivato a dire una cosa sacrosanta</strong>. Il problema è che lui e i suoi sodali ancora corrono appresso al &#8220;governo romano&#8221; per sperare di continuare a succhiare le prebende con cui hanno gozzovigliato per molti anni. Cosa che invece le Pmi non hanno potuto fare e ora si sono sull&#8217;orlo del baratro. E poi lo Stato amico del Nord non lo sarà mai. Ieri il presidente ha detto che lui fa i collanti di professione e dunque è abituato a tenere insieme le cose: ma qui non c&#8217;è più collante che tenga.</p>
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		<title>Elezioni, la proposta della Finocchiaro è una proposta fascista</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 08:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sotto inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di LUCIANO AGUZZI</strong></p>
<p><strong>Sulla proposta di legge n. 260 d&#8217;iniziativa dei senatori Finocchiaro, Zanda, Latorre, Casson e Pegorer,</strong> presentata in Senato il 22 marzo 2013, in sintesi il commento è questo: si tratta di un&#8217;ennesima legge fascista del tipo che i parlamentari italiani, spinti da una specie di riflesso condizionato &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/finocchiaro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63226" title="finocchiaro" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/finocchiaro-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>di LUCIANO AGUZZI</strong></p>
<p><strong>Sulla proposta di legge n. 260 d&#8217;iniziativa dei senatori Finocchiaro, Zanda, Latorre, Casson e Pegorer,</strong> presentata in Senato il 22 marzo 2013, in sintesi il commento è questo: si tratta di un&#8217;ennesima legge fascista del tipo che i parlamentari italiani, spinti da una specie di riflesso condizionato derivante dalla loro cultura, continuano a proporre e a produrre. Il riflesso condizionato è poi maggiore quando si tratta della sinistra statalista, ex Pci ma anche ex Dc, che storicamente è l&#8217;erede del regime fascista.</p>
<p><strong>Già negli anni Cinquanta Gaetano Salvemini affermava che l&#8217;Italia di allora era il fascismo senza Mussolini.</strong> Infatti, caduto il fascismo ed eliminata la paccottiglia retorica e coreografica delle scenografie da impero romano, i partiti al governo e all&#8217;opposizione hanno mantenuto quasi totalmente la legislazione fascista (che ancora oggi, a 68 anni dal 25 aprile 1945, costituisce una parte consistente e determinante della legislazione in vigore), hanno riciclato migliaia di dirigenti e militanti fascisti integrandoli nel partiti «antifascisti», hanno conservato le strutture amministrative e burocratiche della macchina dello Stato e di quelle degli Enti locali, hanno continuato in gran parte intatta la cultura politica e le modalità operative e di lavoro del fascismo. Se il fascismo, nella sua essenza spogliata dagli orpelli folcloristici significa: centralismo, statalismo, autoritarismo, nessun rispetto per la libertà dei cittadini, negazione della sovranità popolare, gestione partitocratica della legge e della Costituzione (quindi, di fatto, negazione dello Stato di diritto e del principio del «governo della legge» e non degli uomini) allora è vero che il regime presente in Italia è ancora oggi largamente fascista.</p>
<p><strong>Non per nulla anche negli ultimissimi anni, a ogni problema che si è presentato,</strong> d&#8217;emergenza o meno che fosse, non si è mai risposto dando maggiore libertà ai cittadini perché il problema si risolvesse nell&#8217;ambito della iniziativa e cooperatività degli individui, delle relazioni private, della società civile e del mercato; ma si è sempre risposto con ulteriore regolamentazione e restringimento delle libertà individuali. Basta leggere le leggi prodotte dal governo Monti per constatare con facilità quanto sto affermando. Ma anche il governo Letta, sia pure con qualche maggiore cautela tattica, si muove sullo stesso binario.</p>
<p><strong>I politici italiani di ieri e di oggi, nella loro maggioranza</strong> (e i grillini, purtroppo, non pare facciano eccezione), semplicemente sembrano incapaci di pensare in termini di libertà dei cittadini, perché ormai troppo disabituati a farlo. Hanno interiorizzato tanto profondamente il virus fascista da agire come fascisti anche senza accorgersene.</p>
<p><strong>Questa continuità rispetto al modo di operare del fascismo</strong> la si ritrova anche in due punti fondamentali nella storia della politica e degli Stati.</p>
<p><strong>Il primo riguarda il principio di «sovranità popolare»,</strong> finzione verbale e ipocrita che non ha mai avuto, in pratica, attuazione. Fin dalla Rivoluzione francese della «sovranità», attribuita verbalmente al popolo, si sono di fatto impadroniti i «partiti» autonominatisi rappresentanti del popolo. Per cui la «sovranità popolare» è diventata, già con i giacobini, «sovranità nazionale» gestita dai rappresentanti della nazione. L&#8217;espressione «volontà popolare» è stata sempre interpretata non come pragmatica somma delle volontà dei singoli individui, espresse liberamente, ma come volontà di una pretesa entità astratta e collettiva, sovrastante i singoli individui e identificata sostanzialmente con la nazione, in senso nazionalistico.</p>
<p><strong>Lo spazio in cui dovrebbe esercitarsi la «sovranità popolare»,</strong> se si volesse dare un significato concreto a questa espressione, è lo spazio delle libertà e dei diritti dei singoli individui, dove l&#8217;individuo, membro del popolo, può essere veramente sovrano, e dove la somma dei comportamenti individuali determina il realizzarsi della «sovranità popolare». Ma questo spazio è stato, ormai da lungo tempo, addirittura soppresso, togliendogli ogni pretesa giustificazione giuridica di intoccabilità, conservandone solo quel residuo che l&#8217;onnipotenza della legislazione statale ritiene di concedere, non come diritto primario basato sulla «sovranità» degli individui, ma, appunto, come concessione dello Stato.</p>
<p><strong>Il secondo punto è il fatto che, sopprimendo lo spazio dei diritti sovrani individuali e trasformando</strong> la «sovranità popolare» in «sovranità nazionale» e il popolo in un&#8217;entità astratta collettiva, tutto il potere che, secondo il principio di sovranità popolare dovrebbe essere nelle mani del popolo e quindi degli individui che lo costituiscono, è invece nelle mani dei «rappresentanti» del popolo. E questi, secondo ciò che gli studiosi di scienze politiche hanno svelato da tempo, fin dagli antichi, ma più apertamente e argomentativamente almeno da Gaetano Mosca in poi, non sono «rappresentanti» del popolo perché eletti dal popolo, ma perché, usufruendo di un apparato organizzativo potente e di doti personali (negative e positive) adatte, si sono «fatti eleggere» dal popolo. Ciò vuol dire che non è il popolo a eleggere la classe politica, ma è questa, divisa in gruppi concorrenti, a imporsi e farsi eleggere per confermare formalmente il proprio potere. L&#8217;incidenza del voto popolare è pertanto minima e, salvo particolari situazioni «rivoluzionarie», non riesce a determinare l&#8217;elezione di una classe politica che esprima realmente la volontà popolare.</p>
<p><strong>Come ulteriore conseguenza si hanno i fenomeni del cosiddetto «populismo»,</strong> quando lo si vuole leggere negativamente, o della cosiddetta «democrazia diffusa», quando lo si vuole invece leggere positivamente. In sostanza si tratta della stessa cosa: si privilegia in modo demagogico, illiberale e autoritario la pretesa volontà della maggioranza, considerandola come coincidente con il metodo democratico, a danno delle volontà e delle libertà dei singoli individui. La stessa democrazia, in questo modo, è diventata strumento di oppressione, perché mentre sostiene di difendere il diritto di partecipazione alla vita pubblica (senza peraltro riuscirci davvero), comprime e limita il diritto di libertà nella sfera privata. Al punto che la «democrazia», anziché limitarsi a legiferare sulle faccende pubbliche, legifera su tutto, perché considera tutto pubblico e tende a penalizzare moralmente e giuridicamente il diritto dei singoli individui a comportarsi come meglio credono, magari fregandosene della partecipazione alla vita pubblica.</p>
<p><strong>Tornando alla proposta di legge Finocchiaro-Zanda e compagni,</strong> in essa si vede come il secondo capoverso dell&#8217;art. 1 della Costituzione italiana: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», è interpretato proprio nel senso che la «sovranità», nella sua sostanza effettuale, non appartiene davvero al popolo, ma a chi si autodefinisce rappresentante del popolo, e, nello specifico della proposta di legge, apparterrebbe ai partiti.</p>
<p><strong>Da questo punto di vista, con la pretesa di dettare,</strong> come dice il titolo della proposta di legge: «Disposizioni per l&#8217;attuazione dell&#8217;articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna e trasparenza dei partiti politici», si arriva a stravolgere lo stesso art. 49 della Costituzione, che dice: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». L&#8217;articolo afferma il diritto dei cittadini di associarsi in partiti, ma non afferma in nessun modo che solo i partiti hanno il diritto di rappresentare i cittadini e quindi di presentare candidature al Parlamento della Repubblica. Pertanto, ciò che dovrebbe essere letto come una garanzia per i cittadini (il diritto di associarsi in partiti), viene interpretato contro i cittadini, togliendo loro il diritto di presentare candidati alle elezioni qualora non siano associati in partito. Insomma, ciò che è un diritto che non esclude altre forme di organizzazione politica e di partecipazione alle competizioni elettorale, diventa un obbligo che esclude proprio le diverse forme di organizzazione e partecipazione alla competizione elettorale.</p>
<p><strong>Come ho affermato all&#8217;inizio: ecco un tipico esempio di lettura restrittiva,</strong> in chiave fascistica, di una norma costituzionale già di per sé ambigua e proprio per questo, sino ad oggi, mai attuata. Se l&#8217;insieme della legge proposta da Finocchiaro-Zanda e compagni è infatti molto discutibile in tutti i suoi nove articoli che mirano a regolamentare l&#8217;organizzazione dei partiti e a dettare norme di trasparenza relative alla loro vita interna, oltreché a regolamentare le «primarie» per la scelta dei candidati, il primo comma dell&#8217;art. 6 è senza dubbio liberticida affermando: «L&#8217;acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto nella <em>Gazzetta Ufficiale</em> ai sensi dell&#8217;articolo 8 costituiscono condizione per poter partecipare alla competizione elettorale». In questo modo la proposta di legge, più che mirare a dare attuazione all&#8217;art. 49 della Costituzione, mira a consegnare ai partiti il monopolio della vita politica e istituzionale.</p>
<p><strong>In proposito va aggiunto che le molte voci contrarie a questa legge, compresa quella di Matteo Renzi, non rassicurano,</strong> perché perlopiù sono motivate da ragioni tattiche (i pro-grillini per difendere il diritto dei grillini di partecipare alle elezioni senza diventare un partito e, per altro verso, gli anti-grillini per il timore che la legge susciti una reazione favorevole agli avversari del Pd) e non dall&#8217;unica argomentazione valida per rifiutarla, che è da individuare nel suo carattere liberticida e contrario alla corretta interpretazione della «sovranità popolare».</p>
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		<title>Serve ancora a qualcosa l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegne stampa]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA</strong></p>
<p><strong>da www.corriere.it</strong></p>
<p><strong>Serve ancora a qualcosa l&#8217;Italia?</strong> E a che cosa? Può ancora immaginare in quanto Nazione di avere una vocazione, un destino, suoi propri? E qual è il suo ruolo, se ce n&#8217;è uno, in relazione agli altri Paesi del mondo?</p>
<p><strong>Tra i molti </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA</strong></p>
<p><strong>da www.corriere.it</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/galli-della-loggia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-63255" title="galli della loggia" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/galli-della-loggia.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Serve ancora a qualcosa l&#8217;Italia?</strong> E a che cosa? Può ancora immaginare in quanto Nazione di avere una vocazione, un destino, suoi propri? E qual è il suo ruolo, se ce n&#8217;è uno, in relazione agli altri Paesi del mondo?</p>
<p><strong>Tra i molti nodi che oggi stanno venendo al pettine</strong> c&#8217;è anche questo. Un nodo creatosi, a ben vedere, con la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, sul cui significato di cesura non metabolizzata si apre, non a caso, con alcune acute osservazioni, il bel libro di Giuliano Amato e di Andrea Graziosi Grandi illusioni (Il Mulino) appena andato in libreria. Fino a quella data le classi dirigenti della Penisola &#8211; di estrazione invariabilmente borghese, con qualche rarissima eccezione sia pure assai significativa come nel caso del fascismo con Mussolini e pochi altri &#8211; furono tutte convinte che lo Stato nazionale fosse sorto con una «missione». Quella di riportare l&#8217;Italia al centro dello sviluppo storico, di farne in vario modo una «potenza» in grado di rivaleggiare con le altre del continente, di restaurarne l&#8217;antico prestigio civile e culturale, di elevare le sue plebi alla dignità di «popolo». Declinata in senso nazional-liberale prima, e nazional-fascista poi, questa convinzione fece naufragio nella catastrofe del 1943-45. All&#8217;indomani, la Repubblica dei partiti si trovò più o meno d&#8217;accordo nel fondare la civitas democratica, ma &#8211; animata com&#8217;era da visioni storiche tra loro diversissime, e sotto il peso del disastro appena passato &#8211; non poté porsi la questione della nazione. (Anche se questa, in modo perlopiù tacito, era ancora ben presente e talora visibile negli uomini e nelle idee dei partiti di quella stessa Repubblica).</p>
<p><strong>Ingabbiati nel doppio bipolarismo Est-Ovest</strong> e comunisti-democristiani, decidemmo quindi &#8211; prima a maggioranza, ma in seguito alla caduta del muro di Berlino praticamente all&#8217;unanimità &#8211; che il nostro solo destino erano l&#8217;Occidente e l&#8217;Europa. Che il nostro orizzonte era assorbito per intero da quelle due dimensioni. Che la nostra storia finiva lì. Oggi ci accorgiamo che siamo stati un po&#8217; troppo sbrigativi. Che in un&#8217;Europa che è ancora (e chissà ancora per quanto) un&#8217;Europa degli Stati, cioè delle sovranità, la nostra sovranità non è meno importante delle altre. Ma che se essa vuole contare qualcosa, se vuole essere forza e sostanza di un vero soggetto politico, deve fondarsi necessariamente su un&#8217;idea d&#8217;Italia. Cioè sul presupposto che questo Paese abbia un insieme di retaggi, di qualità, di vocazioni e di aspirazioni peculiarmente suoi, e che precisamente queste peculiarità esso sia chiamato in qualche modo a riunire e a esprimere entro la moderna forma dello Stato nazionale.</p>
<p><strong>Immaginare ed elaborare un&#8217;idea d&#8217;Italia</strong> corrispondente ai bisogni dell&#8217;ora è oggi il compito storicamente più urgente della politica italiana. Essa deve mostrarsi capace di additare un senso e un cammino complessivi alla nostra presenza sulla scena storica. Solo in tal modo la politica stessa sarà in grado di riscoprire e rinvigorire la dimensione dello Stato nazionale e della sua sovranità, sperando così di ritrovare un rapporto con il Paese capace di animarlo e motivarlo di nuovo.<br />
Solo così riusciremo a riprenderci, a ricominciare. Sono ormai anni che le energie della società italiana appaiono paralizzate, i suoi animal spirits bloccati. Che il Paese è immerso in una crisi di sfiducia nelle proprie forze, in una sorta di apatia, di sfibramento psicologico, che minacciano di divenire una cupa rassegnazione. L&#8217;economia con ciò ha molto a che fare. È difficile infatti che a qualcuno venga in mente d&#8217;investire in un Paese che non sa quello che è, né ciò che vuol essere. È difficile che qualcuno avvii qualcosa d&#8217;importante e a lungo termine in un Paese che non ha idea di che cosa esiste a fare, che non guarda al proprio passato come al trampolino per un avvenire. Nella dimensione esclusiva dell&#8217;oggi, infatti, al massimo si sopravvive: per esistere con pienezza di vita bisogna, invece, sapere da dove si viene e dove si va. Ma la politica solamente può e deve dirlo. Come essa ha fatto altre volte nel nostro passato, quando si è dimostrata capace di mobilitare risorse, di sollecitare energie, di concepire vasti disegni. E ogni volta, non a caso, ritornando a quel nesso profondo, all&#8217;origine della nostra storia unitaria, che lega indissolubilmente lo Stato nazionale italiano a un&#8217;idea d&#8217;Italia. Senza la quale neppure il primo, alla lunga, riesce ad esistere.</p>
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		<title>Un&#8217;Europa assetata dei nostri soldi. Vuol continuare a sperperare</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di MATTEO CORSINI</strong></p>
<p><strong>Devo premettere che Daniel Cohn-Bendit è il prototipo del politicante europeo</strong> che mi risulta più indigesto: Ecco quel che ha detto: &#8221;Quando parliamo di frode ed evasione parliamo di una perdita annuale equivalente al bilancio della Ue per i prossimi 7 anni, ossia di circa 1.000 miliardi di &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/europrigione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63272" title="europrigione" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/europrigione-249x200.jpg" alt="" width="249" height="200" /></a>di MATTEO CORSINI</strong></p>
<p><strong>Devo premettere che Daniel Cohn-Bendit è il prototipo del politicante europeo</strong> che mi risulta più indigesto: Ecco quel che ha detto: &#8221;Quando parliamo di frode ed evasione parliamo di una perdita annuale equivalente al bilancio della Ue per i prossimi 7 anni, ossia di circa 1.000 miliardi di euro. Il vertice Ue deve impegnarsi con forza per mettere in atto regole semplici come un sistema automatico di scambio di informazioni tra paesi per i depositi, in particolare delle imprese.&#8221;</p>
<p><strong>Da buon ex sessantottino, ha avuto un percorso evolutivo</strong> che lo ha portato dal contestare lo Stato ad avvinghiarsi avidamente a una poltrona pagata dai contribuenti europei. Ne abbiamo parecchi anche in Italia. In questi giorni, proprio dall&#8217;Europa arrivano nuove dichiarazioni di guerra all&#8217;evasione fiscale, uno degli argomenti sul quale tutte le divisioni tra schieramenti politici vengono superate in nome dell&#8217;aumento del bottino da amministrare (sperperare?).</p>
<p><strong>Si sentono dichiarazioni allucinanti e spudorate, del tipo “rivogliamo i nostri soldi”,</strong> lanciata da un altro esponente socialdemocratico. Il senso della misura mi pare ormai del tutto inesistente. E&#8217; comunque chiaro che costoro ritengano che i beni di cittadini e imprese siano in realtà una loro proprietà, e che possano prelevarne quanto vogliono. Ufficialmente “per rilanciare la crescita e l&#8217;occupazione” (mantra tanto usato quanto inutile e dannoso), in realtà per continuare ad espandere il loro potere e andare avanti – crisi o non crisi – a mantenere una struttura sempre più pletorica e per di più inutilmente divisa tra Bruxelles e Strasburgo, circostanza che costa centinaia di milioni all&#8217;anno, ma che è da “populisti” mettere in discussione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Robe da pazzi.</p>
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		<title>Ferrovia Varese-Stabio: anziché litigare ci si mobiliti verso Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Voci dal territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di STEFANO CAVALLIN</strong>*<br />
</p>
<p>Gentile direttore mi permetta di intervenire su un tema che mi sta molto a cuore,</p>
<p>in questi giorni in <strong>Valceresio</strong> la cittadinanza tutta è allarmata per le notizie che sono circolate circa l’imminente sospensione dei lavori della linea ferroviaria <strong>Arcisate – Stabio</strong>, anzi sarebbe meglio &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di STEFANO CAVALLIN</strong><em>*<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/arcisate-stabio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63275" title="arcisate stabio" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/arcisate-stabio-300x160.jpg" alt="" width="300" height="160" /></a>Gentile direttore mi permetta di intervenire su un tema che mi sta molto a cuore,</p>
<p>in questi giorni in <strong>Valceresio</strong> la cittadinanza tutta è allarmata per le notizie che sono circolate circa l’imminente sospensione dei lavori della linea ferroviaria <strong>Arcisate – Stabio</strong>, anzi sarebbe meglio chiamarla <strong>Varese – Stabio</strong>, perché i lavori interessano anche, in minima parte, il comune di <strong>Varese</strong> e, in maniera molto più invasiva, quello di <strong>Induno Olona</strong>.</p>
<p>La questione è molto intricata e per riuscire a districarla ci vorrebbero ore di spiegazione, in sostanza possiamo affermare che sicuramente ci sono stati due errori di base in fase di progettazione, il primo quando non si è previsto che dagli scavi eseguiti per realizzare l’opera, sarebbero emerse terre con una concentrazione di arsenico superiore alla norma e che, quindi, le stesse dovessero essere smaltite seguendo una procedura particolarmente costosa; il secondo quando non si è previsto di dividere l’opera in due grandi lotti, dando priorità 1 al tratto Varese – Arcisate e priorità 2 al restante tratto Arcisate – Stabio.</p>
<p><strong>Ora ci troviamo con due paesi letteralmente tagliati a metà da una ferita</strong> di cemento e fango, con un’altrettanta ferita che deturpa la valle della Bevera ed un buco che ferisce nel cuore la montagna e con la Valle che rimarrà senza rete ferroviaria per almeno altri cinque anni.</p>
<p>In questo scenario ci troviamo gli amministratori locali che ci hanno amministrato negli ultimi dieci anni che si stracciano le vesti, che chiamano i cittadini a mobilitarsi al loro fianco per protestare contro chi? …..Non contro RFI  (<strong>Rete Ferroviaria Italiana</strong>) che ha progettato l’opera, non contro loro stessi che hanno dormito e sognato ad occhi aperti, ma contro l’ultimo arrivato, contro il <strong>Presidente Maroni</strong> che è alla guida della <strong>Regione Lombardia</strong> da poco più di due mesi.</p>
<p>Quello che mi lascia amareggiato di tutta questa vicenda è vedere che questi amministratori pubblici e/o politici della zona al posto di impegnarsi a risolvere il problema cercano di mettere in cattiva luce gli avversari politici per un puro calcolo elettorale (fra un anno si dovranno rinnovare le amministrazioni comunali).</p>
<p>Ebbene io dico a questi amministratori che forse si dovrebbero fare un piccolo esame di coscienza, dovrebbero spiegarci perché non sono riusciti a difendere gli interessi dei loro cittadini, perché non hanno preteso (nonostante fosse stato loro suggerito) la divisione del progetto in due lotti in modo che le risorse per concludere i lavori del primo lotto fossero sicuramente garantite, perché non hanno preteso da RFI la garanzia della continuità territoriale anche della rete viaria secondaria e perché non hanno preteso la garanzia che una volta conclusi i lavori il tratto Arcisate – Porto Ceresio verrà riattivato e non verrà smantellato per recuperare risorse da speculazioni edilizie sul sedime ferroviario.</p>
<p><strong>Sicuramente RFI è la principale responsabile di questi errori</strong> e dal conseguente scempio causato, questo modo di condurre le opere è tipico del modo di fare italiano dove chi è più grosso pensa di poter calpestare con le proprie ruspe qualsiasi comunità che si trovi sul proprio cammino; di esempi ne è piena la storia, anche quella più recente; solo che ora questa prassi viene a colpire le nostre terre e le nostre comunità, la nostra regione Insubre subisce uno sfregio che rimarrà sanguinante per parecchi anni.</p>
<p><strong>I cittadini, gli amministratori ed i politici del territorio, al posto di litigare ed accusarsi l’un l’altro,</strong> devono far emergere l’orgoglio della nostra gente e pretendere immediatamente una soluzione per risolvere il problema, magari affidandosi proprio al Presidente Maroni, il quale deve poter contare sul supporto unanime del territorio per poter pretendere dal potere centralista romano, rappresentato da RFI, la gestione finanziaria e tecnica dell’intera opera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Cittadino Insubre</em></p>
<p><em>Membro consiglio Nazionale Lega Nord – Lega Lombarda</em></p>
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		<title>La maggioranza schizofrenica ora vuol rifare lo Stato &#8220;irriformabile&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palazzi & Potere]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di GIORGIO CALABRESI</strong></p>
<p><strong>Sembra essere una maggioranza molto schizofrenica quella che sostiene il governo Letta.</strong> Per giorni i due maggiori pilastri della stessa, Pd e Pdl (pilastri? insomma, pilastrini un po&#8217; malmessi&#8230;) si sono beccati a distanza proponendo iniziative destinate a far inviperire l&#8217;alleato/avversario. Poi all&#8217;improvviso ieri mattina è stato &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di GIORGIO CALABRESI</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/letta-alfano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63250" title="letta alfano" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/letta-alfano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Sembra essere una maggioranza molto schizofrenica quella che sostiene il governo Letta.</strong> Per giorni i due maggiori pilastri della stessa, Pd e Pdl (pilastri? insomma, pilastrini un po&#8217; malmessi&#8230;) si sono beccati a distanza proponendo iniziative destinate a far inviperire l&#8217;alleato/avversario. Poi all&#8217;improvviso ieri mattina è stato annunciato un mega accordo per la riforma elettorale e le riforme istituzionali con l&#8217;obiettivo di rifare lo Stato. Per ora sono annunci, poi si vedrà nel concreto. Anche se questo Stato non è riformabile, al massimo posso fargli un maquillage.</p>
<p><strong>Correzione del Porcellum &#8221;entro l&#8217;estate&#8221; e via al percorso delle riforme costituzionali</strong>, che si chiudera&#8217; in ogni caso con un referendum confermativo. La maggioranza trova un accordo, per nulla scontato, sul metodo ma continua ad essere divisa nel merito. Comunque,intraprende l&#8217;impervio cammino che dovrebbe portare non solo ad archiviare la legge elettorale &#8216;porcata&#8217;, ma anche ad ammodernare la parte seconda della Costituzione. Sul successo delle riforme, avverte <strong>Enrico Letta</strong>, si gioca la vita del governo e della legislatura. La partita all&#8217;interno della maggioranza entra ora nel vivo. L&#8217;intesa viene raggiunta in un vertice di primo mattino a Palazzo Chigi. Letta, con il vicepremier <strong>Alfano</strong> e i ministri <strong>Quagliariello e Franceschini</strong>, riunisce i capigruppo della maggioranza. Fin dal suo insediamento il premier ha legato il mandato del suo governo all&#8217;orizzonte delle riforme. Adesso, con un invito ai partiti a &#8221;sminare&#8221; il lavoro da proposte e polemiche divisive, incassa il via libera alla &#8216;road map&#8217;. L&#8217;obiettivo e&#8217; condurre in porto quella riforma complessiva delle istituzioni di cui si dibatte, sottolinea Quagliariello, &#8221;da trent&#8217;anni&#8221;. E tornare a votare con una nuova legge elettorale che, promette Letta, &#8221;non derivera&#8221; in alcun modo dal Porcellum.</p>
<p><strong>Intanto, pero&#8217;, anche per &#8221;rispondere alle richieste della Consulta&#8221; si introdurranno correzioni al sistema di voto</strong> attuale per eliminarne gli effetti distorsivi. Il percorso, dunque. Si parte il 29 maggio, quando in Parlamento, presente Letta, si discuteranno le mozioni che disegneranno il cammino delle riforme. Centrale sara&#8217; il ruolo di un &#8216;Comitato dei 40&#8242;, i cui componenti saranno scelti nelle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, con rappresentanza proporzionale di tutti i gruppi. Nei tempi necessari a istituire il Comitato (serve legge costituzionale), si riunira&#8217; una commissione di esperti nominata dal governo, con compiti consultivi: il suo lavoro sara&#8217; la base della proposta di riforma che il governo presentera&#8217; alle Camere. Ma anche i cittadini, a partire dai giovani, saranno coinvolti con una &#8221;grande consultazione&#8221; on-line che partira&#8217; prima dell&#8217;estate. Forma di governo (con apertura al semipresidenzialismo), superamento del bicameralismo perfetto, riduzione di deputati e senatori, revisione del sistema delle autonomie e legge sui partiti, sono alcuni degli interventi indicati dal ministro Quagliariello in audizione alla Camera. La riforma complessiva dovra&#8217; essere scritta dal &#8216;Comitato dei 40&#8242;, mentre il via libera finale spettera&#8217; alle assemblee congiunte di Camera e Senato. Poi, annunciano i ministri, qualunque sia la maggioranza &#8221;ci sara&#8217; un referendum confermativo&#8221; su quesiti autonomi, per evitare che il no su un punto faccia cadere tutto l&#8217;impianto. Capitolo a parte, e particolarmente delicato, la legge elettorale.</p>
<p><strong>Nell&#8217;attesa di una riforma complessiva legata alla forma di governo, la maggioranza da&#8217; l&#8217;ok</strong> a un &#8221;intervento di salvaguardia&#8221; entro l&#8217;estate, per &#8221;sterilizzare&#8221; il Porcellum ed evitare una bocciatura della Corte costituzionale. Nel merito pero&#8217; le posizioni tra Pd e Pdl appaiono in partenza molto distanti. Il Pdl infatti spinge per una soglia del 40% al premio di maggioranza, che produrrebbe un sistema sostanzialmente proporzionale. Il Pd, al cui interno preme un ampio fronte per il ritorno al Mattarellum, con Guglielmo Epifani dice no al proporzionale, che creerebbe una &#8221;palude&#8221; di ingovernabilita&#8217;. Il ministro Quagliariello iniziera&#8217; gia&#8217; questa settimana gli incontri con i partiti (anche d&#8217;opposizione) per trovare un accordo sulle modifiche al Porcellum. Ma il governo sarebbe pronto a presentare una propria proposta, nel caso di impasse. Intanto la volonta&#8217; di essere protagonisti di una legislatura costituente si traduce anche nell&#8217;iniziativa della presidente della Camera <strong>Laura Boldrini</strong> per portare in Aula dopo l&#8217;estate la riforma dei regolamenti parlamentari. Obiettivo, accelerare l&#8217;iter dei provvedimenti senza che il Parlamento sia &#8221;schiacciato&#8221; dal governo.</p>
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		<item>
		<title>Il modello Svezia è in crisi. E gli immigrati si ribellano</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri mondi]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>di CHRIS WILTON</strong></p>
<p><strong>I giornali ne parlano ancora poco ma da quattro giorni la Svezia</strong>, proprio la civile Svezia portata a modello di welfare sostenibile, sta bruciando. Gang di giovani, soprattutto immigrati di seconda generazione, sta attaccando con pietre, bastoni e bottiglie incendiarie edifici pubblici, scuole e stazioni della &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di CHRIS WILTON</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/svezia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-63203" title="svezia" src="http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/05/svezia-300x159.jpg" alt="" width="300" height="159" /></a>I giornali ne parlano ancora poco ma da quattro giorni la Svezia</strong>, proprio la civile Svezia portata a modello di welfare sostenibile, sta bruciando. Gang di giovani, soprattutto immigrati di seconda generazione, sta attaccando con pietre, bastoni e bottiglie incendiarie edifici pubblici, scuole e stazioni della polizia nel sobborgo di Jakosberg. Tra le 44 nazioni più industrializzate la Svezia è quarta al mondo per numero di richiedenti asilo, stando a dati Onu e l&#8217;80% dei circa 11mila residenti nelle aree periferiche delle grandi città sono immigrati di prima o seconda generazione.</p>
<p><strong>Cosa sta facendo bruciare la civile Svezia? I</strong>l fatto che dopo decenni di pratica del cosiddetto &#8220;modello svedese&#8221;, basato su un welfare generoso e benefit che hanno trasformato il Paese nordico nella bengodi dell&#8217;immigrazione, la nazione fin da metà degli anni Novanta ha visto una riduzione del ruolo dello Stato nell&#8217;economia e nella società, portando alla più rapida crescita dell&#8217;ineguaglianza tra le economie avanzate dell&#8217;Ocse. La disoccupazione giovanile in Svezia è al 24,7%: se brucia Stoccolma, cosa accadrà in Grecia e Spagna questa estate? Unite al disagio e alla disperazione della crisi, le tensioni sociali all&#8217;interno delle società e avrete il cocktail mortale per l&#8217;Europa.</p>
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