Please wait

Carissimi Salvi ed Oneto, la Padania non esiste!

di PAOLO L. BERNARDINI

Vorrei qui replicare, tra gli altri, a Sergio Salvi, che di recente, e non è certo il solo all’interno di questo giornale, ha parlato di “lingua padana” e di Padania indipendente. Ora, una premessa è doverosa. Ammiro moltissimo il lavoro di Salvi, studioso attento ai popoli senza patria, e ritengo che se l’indipendenza, come desiderio per ora, è cresciuta così tanto in Italia molto si debba alla sua opera, come a quella di Gilberto Oneto ed altri intellettuali, sia nel solco del pensiero di un Maestro, Gianfranco Miglio, sia provenienti, come Salvi, da altre tradizioni di pensiero.

“L’Italia non esiste”, di Salvi, è un piccolo capolavoro, su cui naturalmente è scesa, da subito, una cortina di silenzio, per diktat della cultura italiana miserella, che, a leggere anche solo le prime pagine, si sarà sentita, come si suol dire, mancar la terra sotto i piedi.  La terra, appunto, denominata “Italia”. Lo adottai nei miei corsi qui a Como – penso e credo l’unico docente universitario italiano a farlo – con il risultato di portare un bel po’ di salutari dubbi nelle menti accese dei miei giovani studenti insubri. Lo proposi anche – quando Leonardo Facco meritoriamente lo ripubblicò (la prima edizione è del 1996), nel 2003, a diversi quotidiani italiani per recensirlo. Naturalmente neanche mi risposero, ma si sa, i principali quotidiani italiani sono gestiti da due categorie: i professionisti della menzogna e  i dilettanti del sapere. I primi scrivono di economia e politica, i secondi di cultura.

Dunque, se dico che la “Padania non esiste”, voglio riferirmi proprio al metodo di Salvi, e alle sue conclusioni. La Padania come regione geografica naturalmente esiste, dall’inizio del mondo come lo conosciamo, insieme all’Appenninia, alle due isole maggiori e a quelle minori, al tavolato di Puglia, costituisce geograficamente quell’insieme eterogeneo di regioni geografiche cui è stato dato il nome di “Italia”, geograficamente inesistente o molto vago ed estensibile (e contraibile) a piacere. Ma, se guardiamo all’interno di quella regione geografica stessa, denominata Padania, notiamo, storicamente, vicende millenarie che non parlano di legami politici dei loro popoli se non quando tali popoli furono aggiogati in costruzioni arbitrarie da potenze straniere: i Romani, che pure divisero la Padania, pur essendo sotto un unico dominio, in regio X e regio XI, come è noto. Lo stesso si può dire del passato preromano, per l’avvicendarsi e la compresenza, nella regione padana, di civiltà diverse, numerosissime, tanto quanto erano diverse le altre civiltà “italiane” al tempo. Insegno in  una università che richiama una realtà storica importante, la “regio insubrica”, nel proprio nome, coraggiosamente, dal momento che ora tale antichissima “regio” comprende territori in Svizzera, e certamente, concordo nel pensare che i tratti identitari dell’Insubria al suo interno siano assai maggiori di quelli della regione amministrativa denominata Lombardia. Un altro tentativo di aggiogamento forzato risale ad un altro impero, peraltro, almeno fino al 1806, dichiarato discendente di quello romano che aveva costituito la regio XI e quella X, ovvero l’Impero d’Austria (dal 1806), ma Sacro Romano Impero dall’800 al 1806, autentica creatura federale per molti aspetti. Il Lombardo-Veneto.

A partire da queste considerazioni, e dal fatto incontrovertibile che il Po certamente unisce, ma non elimina guerre e tenzoni (come quelle tra Milano e Venezia, due entità politicamente affatto differenti, nel Rinascimento, che portarono all’inizio del Quattrocento Brescia e Bergamo e la riva sinistra d’Adda alla Serenissima), si è voluto costruire, dal concetto geografico di “Padania” regione, un concetto politico di “Padania” stato, rimasto inattuato.

Ebbene, la Padania del secondo Novecento, come progetto, ricorda proprio l’Italia di un secolo prima, progetto, purtroppo, attuato. Anzi, la Padania è la perfetta riproposizione dell’Italia, in miniatura. Certamente, è meno artificiale, comprende un insieme di popoli meno eterogeneo, legato non da una “lingua padana”, che non esiste, ma da variazioni romanze che però risultano diversissime, tanto che difficilmente, ma è cosa nota, un bergamasco riesce a capire un torinese, e un mantovano un pavese.  Geograficamente ha una sua identità, e parzialmente anche dal punto di vista linguistico. Ma, come l’Italia, una Padania come stato non è mai esistita, mentre sono esistite una varietà di forme statuali eccezionali, che hanno garantito la bellissima cultura medievale e rinascimentale, che è cultura fatta di differenze, difficilmente omologabili.

La Serenissima è diventata “padana” in epoca molto tarda, guardava piuttosto all’Adriatico e all’Egeo. Le vicende del Piemonte sabaudo – talora gloriose – della Lombardia signorile, poi spagnola e austriaca, della Serenissima, dei ducati estensi, dello Stato pontificio (padrone di una città certamente padana come Ferrara dal 1598), sono vicende che indica una grandezza culturale unita ad una divisione politica talora asperrima. Ma se scendiamo al Medioevo, ebbene la fantastica, meravigliosa cultura comunale era cultura di differenze, di città libere, spesso, troppo spesso, in guerra tra di loro, e sballottate tra Impero e Papato, tra ghibellini e guelfi, ma fondamentalmente unità politiche distinte. Perché aggiogare tutto questo?

La Padania ha dato al mondo civiltà bellissime proprie perché ognuna era distinta e diversa dall’altra. Ma un perché c’è. La Padania come versione novecentesca dell’Italia (a livello di progetto) del secolo precedente, ha ragioni storico-ideologiche. Intanto, Milano capitale. Lo è stata della prima repubblica “italiana”, la Cisalpina, che come la sua triste continuazione, la “Repubblica italiana”, era uno stato fantoccio nelle mani di Napoleone, ancorché gli storici si affannino a scrivere che fu allora che nacque “la nazione” italiana in germe, cosa vera nella misura in cui tale nazione è fatta di schiavi e non di uomini liberi.  Lo è stata nella brevissima pagina gloriosa seguita alla Cinque Giornate, nel 1848-1849. Poi è divenuta una periferia snobbata e piena di rancore: la capitale fu naturalmente posta a Torino, poi ideologicamente a Firenze, poi a Roma, tanto per violentare una volta di più la città (forse) “più bella del mondo”.

Tale periferia politica, però, era la capitale economica (lo è ancora, se è vero quanto detto dal Professor Bassani al congresso di Jesolo, che Milano è ancora l’undecimo distretto industriale del mondo), d’Italia, addirittura,  “la capitale morale” – ahimè temo che quest’ultimo titolo sia alquanto precario, oggi. E allora ecco un partito politico del tutto lombardo, con qualche servitore sparso altrove, dalla Liguria alla Toscana, che, nell’intenzione di “liberare” il Nord, intende creare una “Padania” che sia un’Italia più florida, ma ugualmente innaturale. Milano dovrebbe sostituire Roma. Nasce un progetto del tutto “italiano”, di duplicazione di Roma, “ladrona”, in una città che avrebbe tutte le caratteristiche per essere capitale, ma della Lombardia libera e indipendente, o addirittura, come scrissi in passato, di diventare una città-Stato più ricca di Montecarlo, lasciando l’Insubria all’autogoverno, Bergamo e Brescia e la riva sinistra d’Adda a Venezia, e forse anche Mantova, e tenendosi Pavia come fiore all’occhiello accademico (nel futuro, dopo la rigenerazione dell’ateneo ticinese) (ovviamente dopo aver consultato i cittadini di tutte queste splendide contrade al riguardo, tramite referendum). Certamente i leader del partito non sono Cavour.  Ma ugualmente i “padani”, popolo solo poco meno fittizio degli “italiani”, sono accorti. Sono già stati fregati un secolo prima.

Come il grande Robert Michels aveva ben previsto nel saggio del 1911, “la legge ferrea dell’oligarchia”, ecco che all’interno del partito padano, apparentemente democratico, popolare, forgiatosi nei riti sorgivi a Pian del Re, si crea una oligarchia, lombarda tanto quanto era inizialmente torinese quella del progetto Italia di un secolo prima, che, abbondantemente foraggiata da Roma, vuole duplicarla, proprio per quello, a Milano, e che si libera disinvoltamente da chi voglia ostacolare questa violenza, con una disinvoltura maggiore dello stesso Cavour – che aveva pochissimo rispetto degli intellettuali, ma certamente non avrebbe liquidato un Miglio definendolo “scoreggia nello spazio”. Altri tempi, altra classe, e Dio sa quanto mi dolga di doverla attribuire a Cavour!

Alla periferia dell’Impero Padano – per ora tutto partitico, e tutto foraggiato da Roma e dal denaro pubblico – cominciano naturalmente a sorgere dubbi. Ovviamente in Veneto tali dubbi crescono. Il progetto padano non si realizza. Rimane un ibrido, un partito ampiamente finanziato da un potere centrale che vorrebbe duplicare in quel di Milano, e che invece, proprio perché si tratta di un tentativo impossibile, continua ad alimentare, con tenacia. PADALIA non nasce. Anche perché l’Italia nacque, e sappiamo bene a cosa ci sta portando.

Qual è la morale di questa favola?

Certamente l’identità etnico-linguistica della Padania è maggiormente definibile di quella dell’Italia (ci vuol poco). Ma non su identità etnico-linguistiche o geografiche, ormai, deve fondarsi uno Stato! Perché la Serenissima è durata 1100 anni, e forse di più? Ma perché in essa l’elemento “nazionale” – una turpe invenzione ottocentesca, che in pensatori eccellenti, come Fichte, aveva una funzione strumentale per animare la lotta antifrancese – era miscelato con elementi di internazionalizzazione, di tolleranza, di diversità, di cauto ampliamento della classe dirigente, di globalizzazione vera.  Certamente, se è presente un nucleo “antico”, molto meglio – Fichte stesso diceva che è un diritto sacrosanto di ogni Stato di essere governato da persone che parlano la stessa lingua del popolo, originaria – ma l’identità “padana” non è unica, anzi, è veramente frammentata.  Si rischia di “inventare una tradizione”, ahimè, l’acqua delle sorgenti del Po sotto il Monviso non è la stessa che sfocia nell’Adriatico; il Po, il Po stesso, si alimenta di tanti fiumi, sulle cui sponde, da sempre, abitano persone che parlano lingue anche molto diverse tra di loro. Quest’anno è morto Eric Hobsbawm, il primo ottobre, grandissimo storico inglese. Personalmente sono in disaccordo con tutte le sue tesi, in particolare quelle sul declino degli Stati e il terrorismo, ma il libro sulla “invenzione della tradizione” è sempre da rileggere, è davvero un classico.

Se l’Italia non esiste, neanche la Padania ha legittimità a costituirsi come Stato.  Almeno come Stato piovuto dall’alto, prima concettualizzato poi imposto da oligarchie partitiche, esattamente come avvenne per l’Italia nel 1861. Ma quale consenso popolare delegherebbe mai a Milano i poteri, immensi e dittatoriali, che senza nessun consenso popolare sono stati delegati a Torino nel 1861, a Roma nel 1948? I veneti non vorranno essere governati nel modo romano e ottocentesco neppur da Venezia, figuriamoci da Milano!

La strada del referendum regione per regione è la via regia per l’indipendenza.  Ma ovviamente se questa strada verrà percorsa, i modelli statuali che ne deriveranno privilegiando le entità locali, onorando il principio di sussidiarietà, toglieranno tanto peso alla capitale, da rendere necessario un ripensamento della sua funzione, un suo potente alleggerimento, per cui non solo Milano non potrà sostituire Venezia, ma il potere esercitato dall’altipiano di Asiago o dal Cadore sarà altissimo, in un rapporto “federale” all’interno di uno Stato leggero, su di un modello svizzero, ma perfezionato anch’esso. Il potere di Venezia sarà alquanto limitato. Anche quello di Milano. Rousseau aveva bene compreso il degrado morale delle grandi città, ma mai avrebbe pensato che proprio le capitali che dalle conseguenze del suo pensiero politico sarebbero derivate, avrebbero raggiunto il degrado peggiore.  Lo schifo che è davanti agli occhi del mondo, con i giornali che si dilettano a studiare quanto costi un singolo voto venduto dalle organizzazioni a delinquere ai capibastone padani, e si domandano se esistano degli sconti a seconda delle quantità acquistate.

Si apriranno invece, se l’esito dei referendum sarà positivo, spazi per importanti decisioni popolari, riguardanti le (possibili, non necessarie) ridefinizioni delle appartenenze comunali (Bergamo, Brescia, la Venezia-Giulia), MA SULLA BASE DEL VOLERE DELLA GENTE, NON DEI CAPIPOPOLO DI UNA POLITICA CONCEPITA COME NELL’OTTOCENTO, CON LA TESTA PIENA DI NOZIONI MAL APPRESE E DI VOLONTA’ CIECA DI POTERE E PREBENDE PERSONALI.

La Padania dunque avrà ben poco spazio per costituirsi. Se poi il problema è quello che “un Veneto e una Lombardia e un Piemonte e un Friuli e un Alto Adige (Sud Tirolo) indipendenti” sarebbero troppo piccoli… “size does not matter!”. Il paese più ricco del mondo è il Bahrein, almeno per GDP per capita, l’unico che veramente interessi. Piccino picciò (meno della metà del Friuli!). Ma la Lombardia indipendente sarebbe più ricca e più popolosa della Svizzera, si sa, e più popolosa e più ricca dell’Austria, Stati che non cito a caso, ma perché vedo bene in un triangolo austro-lombardo-svizzero, magari da allargarsi in quadrilatero (ideale, non politico!) che comprenda la Baviera (che ha però 12 milioni di abitanti, più degli altri tre). Il Veneto libero e indipendente avrebbe più o meno abitanti di Slovenia, Irlanda, Nuova Zelanda, Singapore, Hong Kong, Scozia, Catalogna, Finlandia, Estonia, Danimarca? Talora pochi (o molti) di più talora pochi di meno.  Piccolo, no di sicuro, se questo è il problema…

Print Friendly


Nella stessa sezione:

90 Responses to “Carissimi Salvi ed Oneto, la Padania non esiste!” Subscribe

  1. Carlo 14 Dicembre 2012 at 3:27 am #

    Credo che se ognuno riscrivesse la Storia avremmo tante storie diverse.

    Mi piacerebbe un’Europa federale di città-Stato e Regioni.

    Non mi piacerebbe vedere di nuovo tanti Staterelli in lotta tra loro solo nella Penisola, sbranati dai giganti
    (Francia, Austria-Ungheria ecc. nel passato,
    Cina, USA, Russia e Paesi arabi oggi).

    Pensateci bene, le divisioni non convengono affatto.

  2. Gian 2 Novembre 2012 at 12:24 am #

    non ho mai letto tante inesattezze tutte in una volta sola:

    ne elenco qualcuna

    “tanto che difficilmente, ma è cosa nota, un bergamasco
    riesce a capire un torinese, e un mantovano un pavese”.

    ma in che film l’hai visto, io scrivo regolarmente mail in bergamasco ad un piemontese che mi risponde in piemontese E CI CAPIAMO BENISSIMO!!!!! Abbiamo anche fatto delle registrazioni, comprensibilità altissima.

    ma in che sfera di cristallo l’hai visto che Milano avrà un potere dittatoriale sulla Padania? Dove sta scritto? Giusto nel tuo articolo, ma chi sei Nostradamus?

    andiamo avanti e vediamo cosa propone chi accusa Milano di essere dittatoriale:

    “… lasciando l’Insubria all’autogoverno, Bergamo e Brescia e la riva sinistra d’Adda a Venezia”.+

    Scolta bé, té Bergamo te ghe la làset a nisù, non la lasci a nessuno, chi cavolo ti autorizza a lasciarci a Venezia, chi te l’ha detto che Bergamo deve e voglia andare con Venezia. Dici che Milano è dittatoriale e tu invece che fai e disfi stile Risiko?

    Poi dici che la lingua padana non esiste… non ti rispondo neppure leggiti il libro di Salvi “La lingua padana e i suoi dialetti”: però viene il dubbio che chi non vuol capire non capisce.

    negare persino l’unità del fenomeno comunale è paradossale, solo perchè i comuni litigavano tra loro. A parte il fatto che hanno trovato anche il modo di andare d’accoro e per ben due volte chissà perchè questo ti sfugge, ed hanno persino vinto, allora se qualcosa non esiste solo perchè si è litigato, beh allora non esistono neppure gli stati uniti, non esiste neppure la svizzera di cui parli tanto, dato che tra cantoni si son fatti la guerra, la parola Sonderbund non ti dice niente?

    Mi fermo qui ma potrei continuare a lungo, così come è lungo il tuo articolo, una lunghissima sequela di inesattezze e di visioni personali spacciate per verità.

    • Gian 2 Novembre 2012 at 12:26 am #

      preciso non un piemontese qualsiasi, ma un torinese di Carmagnola.

  3. fabio ghidotti 25 Ottobre 2012 at 3:17 pm #

    Sandi Stark scrive:
    “non sta scritto da nessuna parte che… bisogna scimmiottare gli italiani…”
    Questo è il punto. Il rifiuto dell’Italia lo si è anche voluto esprimere con una parodia dell’Italia, che aiutasse gli italiani a capire quanto fosse (tragicamente) ridicolo il loro nazionalismo.
    L’esperimento è finito, anche perchè i leghisti si sono lasciati prendere la mano. E’ servito a dimostrare che gli italiani, per la maggior parte, non hanno senso dell’umorismo: hanno semplicemente risposto che l’Italia ce l’ha più lungo della Padania, e questa è tutta la loro cultura.
    Adesso si ricomincia in modo più concreto, la Padania resta un contenitore di riferimento e non un dogma. Che comunque non è peggiore delle penose liti da cortile (almeno una volta lasciatemelo dire) degli indipendentisti veneti, che stanno ormai perdendo il contatto con la realtà quanto Bossi.
    Domanda a Bernardini: perchè stavolta non risponde ringraziando, almeno le critiche più intelligenti?

    • Paolo L Bernardini 26 Ottobre 2012 at 6:48 pm #

      Gentile Signor Fabio,

      ringrazio tutti. Davvero. Solo che ero in viaggio nei Balcani e vedo solo oggi le critiche varie, ed i consensi.
      Vorrei brevemente rispondere ad alcune critiche: io credo che per PRATICITA’ ogni regione debba percorrere la via referendaria. DOPO, ogni possibile rimodellamento dei confini andra’ bene, se i popoli padani vogliono la PADANIA, e la facciano. Ma Santo Dio liberiamoci da questa Italia mefitica prima…Saluti da Sofia.
      Per quel che mi riguarda, mi sono dato tempo fino al 2016.
      Non voglio vedere il Veneto sotto l’Italia per 150 anni.
      Se Veneto, o Lombardia, o PADANIA che sia non saranno liberi, rifaro’ la valigia, e via per sempre.

      Paolo

  4. Alberto Pento 25 Ottobre 2012 at 7:51 am #

    PAOLO L. BERNARDINI
    ha scritto:
    … Ammiro moltissimo il lavoro di Salvi, studioso attento ai popoli senza patria, …

    Forse Bernardini intendeva “popoli senza stato” perché la patria ce l’hanno sotto i piedi ed è la matria, la terra dove vissero i loro padri e dove viviamo noi che siamo i loro figli.
    Nel complesso condivido “la conta storega fata da l’outor”.

  5. Sandi Stark 25 Ottobre 2012 at 12:41 am #

    L’errore di fondo è che 94, 146, 150 anni di propaganda massonica nazionalista, hanno abituato tutti a pensare come gli italiani.

    La “Padania” è una goliardata, una presa in giro dell’Italia massonica che fu creata tavolino. Le ampolle di Bossi come quelle di d’Annunzio, la retorica del Po anzichè quella del Piave, le camice verdi piuttosto che rosse o nere. Pochi se ne sono accorti, meglio per i geniali inventori.

    Gran parte degli indipendentisti della Penisola è nazionalista. Ma nazionalista come vi ha insegnato mamma Italia. Pertanto supponete di avere bisogno di:

    - unità linguistica e culturale
    - eredità di antiche forme statali

    e tutti amplificano la propria Storia ben oltre le righe. Ecco che la Serenissima diventa una specie di USA, le 2 Sicilie diventano una Svizzera del 1800, la Padania diventa Shangrilà eccetera.

    Ed iniziano a cadere i palchi, per eccesso di zelo molti indipendentisti stanno scrivendo e pubblicando castronate clamorose, ma veramente da far arrabbiare gli Dei.

    Non solo, sono già in corso le rivendicazioni territoriali. I nazionalisti veneti rivendicano terre in ogni dove compresi 5 Stati esteri, i nazionalisti friulani rivendicano Portugoruaro e Gorizia, eccetera.

    La rivendicazione è anche e sopratutto culturale, improvvisamente gli istriani ed i dalmati diventano “veneti” e chi più ne ha più ne metta.

    Non sta scritto da nessuna parte che per avere uno Stato o un’indipendenza, bisogna scimmiottare gli italiani nella loro mistica della formazione del loro Stato, nell’etnocidio e nell’assimilazione degli altri.

    Se un gruppo di cittadini decide di rendersi indipendente, non conta che abbiano una Storia in comune, usi e costumi, lingua madre, tradizioni.

    Queste cose servono per fare le “Nazioni”, non gli “Stati”.

    Quando molti di voi comprenderanno questo, sarà stato fatto un gran passo in avanti. Altrimenti le periferie diranno sempre: “Essere governati da Roma, Varese, Venezia, per me non cambia”.

    Prego tutti caldamente, di tentare di togliersi i tarli del nazionalismo dalla mente.

    Il futuro non sarà mai più delle “Nazioni” ma dei “Popoli”. I popoli non hanno confini geografici ma hanno bisogno che qualche Giudice a Berlino garantisca le minoranze e gli elementi dall’identità multipla. La massima entità territoriale ragionevole per l’amministrazione è il Land. O Provincia Autonoma se preferite.

    Gli Stati Nazione sono morti e sepolti, hanno fatto più disastri delle pestilenze medievali.

    Non tentate di sostituire uno Stato-Nazione con un’altro: siamo stanchi di falsi storici e di assimilazione.

    E noi che abbiamo un passato internazionalista, autonomo e cultura fedederativa, state certi che non ci faremo mai più assoggettare da altri Stati Nazione; vecchi o nuovi che siano.

    • liugi II 25 Ottobre 2012 at 9:24 am #

      Parole sante. E’ quello che vado dicendo anche io ma spesso prevale quel maledetto etnonazionalismo, che tra l’altro è uno dei motivi principali che frena il processo di indipendenza nelle nostre regioni.

    • lucano 25 Ottobre 2012 at 9:38 am #

      bravo!

    • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:20 pm #

      hey…condivido tutto!, complimenti

    • Giancarlo 25 Ottobre 2012 at 2:57 pm #

      Finalmente dei discorsi sensati. Immagino tu sia un erede del vecchio impero austroungarico, triestino o magari sloveno della cosiddetta Slavia veneta o qualcosa del genere. Poco tempo fa ho letto un libro molto bello, “L’Esilio” di Enzo Bettiza, che parla dello spaesamento di lui, dalmata, ex-suddito di Cecco Beppe nel nuovo mondo degli stati nazionali dopo la 1^ guerra mondiale. Fa riflettere davvero. Però bisogna anche considerare che alla fine dell’ ’800 l’Austria-Ungheria era definita il malato d’Europa, perché rosa al suo interno proprio da quegli etnonazionalismi, tedeschi, slavi, italiani, magiari ecc., che poi avrebbero dato vita agli stati (e ai fascismi degli anni tra le due guerre). Nel senso, la storia va avanti, è inutile stare con la testa piegata all’indietro, meglio guardare verso il futuro. Che secondo me può essere solo quel superstato europeo che fa paura a tanti, ma che mi sembra il solo garante possibile per l’Europa delle regioni, al momento unico approdo realistico e plausibile di un certo tipo di aspirazioni.

    • Dan 25 Ottobre 2012 at 3:59 pm #

      Parole sante

    • Alberto Pento 26 Ottobre 2012 at 7:37 am #

      Gli istriani erano forse italiani?
      Gli istriani e i dalmati non sono stati per secoli cittadini veneti?
      La costa istriana non era forse abitata oltre che da istri anche da migranti dall’area del Veneto pristorego e della Venesia Storega?
      Non parlavano forse anche veneto le genti dell’Istria e della Dalmazia nei lunghi secoli di appartenenza alla Repubblica Veneta?

      Cercare e riscoprire la storia vera non è rivendicare territori ma è rivendicare la storia, la buona storia, quella reale e non quella finta e ideologica.
      Un buon futuro o un futuro migliore si ha anche conoscendo per bene il proprio passato o storia.

      La rivendicazione linguistica è semplicemente la base per una ristrutturazione in senso effettivamente democratico della società e argine contro la casta.
      La propria lingua è fattore di liberazione e di emancipazione … tutto ciò non va confuso con i nazionalismi come quello italico che fu molto diverso da quello tedesco e da tutti gli altri.

      La Svizzera è uno stato federale, ma anche una nazione con 4 lingue ufficiali, dove vige la democrazia diretta: in Svizzera vi è un sano nazionalisno e gli svizzeri conoscono bene la loro storia, non vivono senza storia accampati tra le nuvole di un futuro senza radici.

      Anch’io non voglio essere governato da una casta, ma voglio governarmi come un sovrano esercitando la democrazia diretta come in Svizzera.

      La storia veneta ci è stata in parte negata e in parte falsificata e noi cerchiamo di riscoprirla (qualche errrore veniale si può fare) e la nostra lingua veneta è la nostra lingua che dobbiamo amare, rispettare e valorizzare come valore umano fondamentale o forse ci dobbiamo vergognare della nostra lingua veneta al punto da farla morire?

      No amico mio non sei del tutto nel giusto.

      • Trasea Peto 26 Ottobre 2012 at 1:59 pm #

        Toki de l’Istria yera soto venesia, parte dei istriani gheva la citadinansa venesiana e i parla na variante de el veneto…o venesian.
        Deso come deso no vol dir gnente, i istriani deso ga la citadinansa croata e ndarghe dir ke I ga da far parte de un futuro Stato veneto prké i parla na variante del veneto fà ridere i poeastri.
        Intanto femose un Stato veneto tra nialtri e dopo(ma queste xe fantaxie) se vegnarà fora na bea roba magari sarà lori a voér confederarse co nialtri, ma ga da eser lori a dirlo, no ti ke te ghe dizi de farlo. Metimo cazo ke I vuya confederarse par mi capitarà co saremo morti tuti quanti qua parké ghe vol tenpo e pasiensa…e pikeltro, voya sua de lori.
        Te vè ronperghe i totani al Stato croato: dimandando l’indipendensa xà te ghe ronpi i totani al Stato italian. Ronpimoghe ‘e bae a un Stato a olta.

  6. alb 25 Ottobre 2012 at 12:40 am #

    L’area metropolitana di Milano, che con la provincia fa quasi 4 milioni di abitanti, in un referendum per l’indipendenza sarebbe, secondo me, l’ultima tra le regioni a lasciare l’Italia. La sua classe dirigente da secoli ha abbandonato il primato politico per quello economico. E nell’ottocento ha prevalso la parte filo piemontese. Oggi pare fortemente legata agli interesse dello stato italiano, e la massiccia emigrazione dal sud e quella più recente extracomunitaria, mi pare ne hanno fiaccato anche le ultime resistenze. Credo che il progetto Padano, gia difficile per suo conto , non ha nemmeno una capitale che lo traina; se per qualche sentiero tortuoso della storia si realizzasse, Milano farebbe forse la fine di Roma, trovatasi capitale senza alcun merito, ma ora ben assuefatta ai privilegi che ciò comporta.

    • Dan 25 Ottobre 2012 at 9:12 am #

      Infatti non ha senso battagliare come padani vs tutti, ma come tutti inculati allo stesso modo.
      Un disoccupato padano senza futuro a causa dello stato è uguale ad un disoccupato terrone senza futuro.

  7. Dan 24 Ottobre 2012 at 10:08 pm #

    La morale è che le ragioni dell’indipendenza non possono partire da una sorta di mini nazionalismo culturale ma dalla comune consapevolezza che i diritti dei cittadini, sanciti dalla costituzione, sono stati violati ripetutamente fino ad arrivare al punto di delegittimare la base legale che legittima l’esistenza stessa della repubblica italiana.
    Signori, l’art. 1 è stato ripetutamente e coscientemente violato ovvero è stato sconfessato, è stata provata la fallibilità del perno portante di tutto questo paese
    Se nel medioevo bastava la scomunica del re da parte del papa per abbattere uno stato, retto proprio in nome di Dio, adesso è sufficiente dimostrare il fallimento della costituzione che definisce lo stato stesso.
    Se gran bretagna sconfessasse i principi della Magna Carta, andrebbe in pezzi nel giro di una notte ma gli inglesi non sono stupidi, i nostri sì invece: per dare sempre maggiore soddisfazione alla loro sete di denaro e potere hanno fatto fino ad abbattere la colonna portante di tutto il paese.

    E’ venuto il momento di spezzare le catene, di dichiararsi liberi e sovrani.
    Il veneto e gli altri territori padani non hanno bisogno di referendum o partiti a sostegno della loro libertà perchè sono già liberi: smettano di fatto di riconoscere l’autorità dell’ex stato italiano e definiscano i loro confini. Scelgano in completa libertà con chi unirsi e con chi no. Non esiste più alcun stato unico ed indivisibile, anzi non esiste più alcun stato. Semplicemente.

    • Alberto Pento 26 Ottobre 2012 at 7:42 am #

      I veneti non sono padani a parte Zaia.

  8. Carpano 24 Ottobre 2012 at 8:55 pm #

    La padania esiste eccome e la trovate in edicola tutte le mattine fino al 30 dicembre. Poi stop.

    • Flit 25 Ottobre 2012 at 10:53 am #

      Bravo !

      Punt e mes !

  9. luigi bandiera 24 Ottobre 2012 at 6:32 pm #

    Non so io devo essere diverso nel DNA perche’ la penso in modo diverso appunto.

    Comincio con questo:

    L’UOMO DA’ IL NOME ALLE PERSONE E ALLE COSE.

    Cosi’ si evince che quando un essere o una cosa ha un nome ESISTE.

    Se i nostri predecessori esseri umani dettero il nome alle persone e alle cose e queste sono esistite e ancora esistono avallano il concetto.

    Altrimenti non esiste nemmeno il NORDEST. (nessuno si lamenta, solo della Padania ci si lamenta o ci si indigna).

    Nemmeno sul considerare penisola tutto lo stato italia.

    Per non parlare di quelli che parlano di italia quando questa non esisteva. (ignoranza o furbizia tipica italiana).

    Esiste e per davvero la CONFUSIONE. Purtroppo sia in passato e sia nel presente.

    Quindi usando le regole del passato, come quelle dei Cesari, degli invasori delle amerche da parte degli europei e di tutti quelli che ci precedettero, si puo’ chiamare Padania o con qualsiasi altro nome, la regione estesa nell’area appunto padana-alpina.

    Anche le Alpi non esistevano fin che qualcuno non le dette il nome Alpi o roba del genere.

    E il Mediterraneo..??

    Ma tutte le cose agli inizi non avevano nome… esse esistevano ma come degli elementi NN. Dei senza madre e padre.

    Credo che nella Bibbia si legga che il Padreterno dette mandato all’uomo di dare lui il nome alle persone e alle cose.

    Quindi ripeto noi possiamo dare il nome alle cose altrimenti domandiamoci chi ha dato il nome alle cose per tutti gli appunti. E, se e’ un nostro simpaticone accettiamo altrimenti rifiutiamo tout court qualsiasi nome.

    Quindi..?

    Padania puo’ o non puo’ piacere, ma se come hanno chiamato NORDEST d’italia il NORD d’italia… e stiamo zitti, facciamolo anche con il termine PADANIA. Almeno per coerenza.

    O si deve sempre aspettare che siano le istituzioni dominanti a dare i nomi alle persone e alle cose..??

    Va ben, basta mettersi d’occordo.

    D’ACCORDO..?

    Salutis e sin salabinladen

    • Culitto Salvatore 24 Ottobre 2012 at 11:43 pm #

      Cosi’ si evince che quando un essere o una cosa ha un nome ESISTE.

      la giustizia ha un nome, esiste?
      l’onestà ha un nome, esiste?
      dio ha un nome esiste?

      l’otto per mille alla chiesa ha un nome, esiste? ehm quello si…

      scusa se ho fatto un ragionamento da psicopatico, ma ho cercato di pensare come te…

    • lucano 25 Ottobre 2012 at 9:44 am #

      Padania puo’ o non puo’ piacere, ma se come hanno chiamato NORDEST d’italia il NORD d’italia… e stiamo zitti, facciamolo anche con il termine PADANIA…

      NON HAI CAPITO UN C…. LEGGITI ALMENTO ALTRE TRE VOLTE L’ARTICOLO

      • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:22 pm #

        azz sono passato da uno psicopatico ad uno psicolabile…

  10. Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 5:52 pm #

    Lagona veneta e piana veneto –padana (pristoria e storia):
    http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?ARCHIVE=&whichpage=1&TOPIC_ID=11206

    Lagona veneta (pristoria e storia):
    http://imageshack.us/a/img16/604/copiadicopiadifondobian.jpg

    • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 6:17 pm #

      Non condivido per nulla, la considerazione tutta personale fatta da Paolo Bernardini che Roma è la città più bella del mondo.
      Per me potrebbe anche non esserci e starei bene lo stesso; per me Venezia e le citta venete tutte, sono mille volte più belle di Roma.
      Opinioni, considerazioni, gusti personali.
      Io non sono di nazionalità italiana e nemmeno discendente dei romani; come non discende dalla lingua dei romani la mia lingua veneta.
      Non ho in testa il tarlo o il bao del mito di Roma!
      Comunque condivido buona parte del racconto fatto da Bernardini.

      • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 6:28 pm #

        Scusatemi se non il “vezzo o vizio” ? di anteporre titoli quali dottore o professore, ma qui non siamo all’università, siamo in uno spazio culturale di uomini liberi e di cittadini altrettanto liberi (almeno nel pensiero) e ritengo che sia doveroso conservare e difendere il principio fondamentale di ogni vera democrazia: ogni uomo è un sovrano a prescindere dal censo, dal titolo, dal sesso, dalla religione e da altre qualità.
        Ciò non toglie i meriti e i demeriti di ognuno.

        • Albypent 24 Ottobre 2012 at 10:53 pm #

          Il bello è che te la canti e te la suoni. ;-) Très sympa, mon cher ami.

      • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:01 am #

        opinioni certo..per me venezia nonostante sia piena di splendidi edifici ecc ecc è più una fogna a cielo aperto che altro, ma ciò non toglie che sia una bella fo..ehm città :-)
        scherzo ovviamente, però non si può negare che roma sia una splendida città storica e importante storicamente come non ce ne sono altre al mondo…ma forse ti riferivi a roma nel texas…

  11. fabio ghidotti 24 Ottobre 2012 at 3:27 pm #

    per favore, non ricominciamo anche ad alti livelli (accademici) a beccarci come i polli di Renzo.
    E’ un dato di fatto che tutti i territori padani hanno subito conseguenze pesanti dall’unitarismo panitaliota, inventato dai piemontesi ma poi totalmente e strumentalmente assorbito ad altre latitudini.
    Esiste in questo senso una Padania comune di rifiuto di appartenenza a uno Stato assurdo. e quindi con interessi comuni a combatterlo, che sono più urgenti delle differenze che ci sono da altri punti di osservazione.
    D’accordo col prof. Bernardini che nessuno deve fissare i confini degli altri, e con gli interventi che ipotizzano una futuribile Padania molto federale. Ma sarebbe ora che mettessimo l’acento su ciò che abbiamo in comune
    Anch’io non sono convinto dell’esistenza di una comune lingua (anche se ho letto il relativo libro di Sergio Salvi). Ma cosa c’entra? Forse che la Svizzera ha una lingua comune?

    • Leonardo 24 Ottobre 2012 at 4:15 pm #

      Qui non ci si sta beccando. L’approccio di Bernardini è da professore che tiene conto di quel che scrivono autorevolmente Oneto e Salvi. E’ un dibattito serio. Provate a far un passo oltre il vostro naso e usare la testa per fare lo stesso, dopodichè ognuno si fa un’idea. Questo è un quotidiano di idee, non l’organo ufficiale di un qualche partito.

      • fabio ghidotti 24 Ottobre 2012 at 5:29 pm #

        non ho capito perchè Leo Facco si sia indispettito.
        Ho solo osservato che battute del tipo “…neanche la Padania ha legittimità a costituirsi come Stato” non sono costruttive, ne’ gentili (a questo Bernardini ci tiene) nei confronti di chi, come Oneto e Salvi, ha scelto questo orizzonte per riscrivere (e lo fa da decenni) la Storia che ci hanno falsificato dai tempi della scuola.
        Non ho capito l’allusione al partito… Dopotutto Leo si definisce anarchico, è chiaro che a lui la Padania (ipotetico Stato) non interessa. E allora?
        Mi pare di aver dimostrato in tutti questi mesi di saper fare un passo oltre il mio naso e di usare la testa. Se comincio a dare fastidio, Leo Facco potrebbe dirlo in modo esplicito. Magari spiegando perchè.

        • Leonardo 24 Ottobre 2012 at 5:34 pm #

          Non mi sono indispettito Fabio, cerco di dire che il dibattito tra Padania e non Padania è attuale tra indipendentisti e Bernardini ha esposto in maniera garbata i suoi dubbi. Non serve il “camminare allineati” di bossiana memoria, che tra l’altro ha causato danni inenarrabile, soprattutto in termini culturali. Io sono libertario certo, ma anche realista e, ad oggi, è ovvio che accetterei (nella logica hoppeiana) uno Stato più piccolo pur di far fuori l’Italia.

        • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:09 am #

          [la Storia che ci hanno falsificato dai tempi della scuola.]

          la storia com’è noto la fa chi vince quindi di per se è già una falsificazione, anche la storia di chi ha perso è passibile dello stesso trattamento poichè nonostante si possano avere riscontri in opere e documentazioni, anche quelle possono essere false o falsificate per lo stesso motivo espresso sopra, la storia la fa chi vince e finchè non si è perso si può scrivere ciò che si vuole…
          in ogni caso chi se ne frega della storia, se oggi la padania si sente tale non c’è storia che regga

  12. Alberto 24 Ottobre 2012 at 2:28 pm #

    La cosa più importante è l’autodeterminazione dei popoli. Che la bandiera di San Marco torni a sventolare in uno stato sovrano veneto! E questa dovrebbe essere la strada da seguire per ogni popolo europeo (Catalano, Lombardo, Fiammingo, Basco, Sardo, Vallone, Scozzese, Irlandese, ecc…). Poi è chiaro che gli stati più omogenei tra loro possono creare eventualmente delle simil-confederazioni…per esempio Serenissima, Lombardia, Austria, Baviera, Slovenia, Svizzera, Baden, Wuttemberg…dove creare un’economia, dei servizi, dei sistemi di trasporto, delle infrastrutture altrettanto omogenee…Allora si potrà parlare di Europa dei popoli, dove ciascuno con le proprie eccellenze porta il suo contributo…
    W San Marco

  13. Opu 24 Ottobre 2012 at 2:08 pm #

    Gli Scozzesi ottengono il referendum sull’indipendenza.
    Il Catalani si accingono a farlo.
    I Fiamminghi pure.
    Qui giu sono venti anni che aspettiamo i 300.000 bresciani armati (li guida Borghezio?).
    Le cose sono due, o non siete capaci o la Padania confina con Paperopoli

  14. Heinrich 24 Ottobre 2012 at 1:55 pm #

    Solo un paio di appunti:

    Nessun “aggiogamento forzato” al Sacro Romano Impero, la Lombardia vi è sempre stata parte sin dal crollo di Roma e dall’arrivo dei Longobardi, assieme a quasi tutti gli altri territori del nord ed alla Toscana. Le uniche eccezioni erano, guarda caso, le sole laguna veneta e romagna, sotto governo bizantino.

    La storia ha visto l’infame e tirannica espansione veneta sulla terraferma, contro il Friuli e la Lombardia, ma Venezia è da sempre stata un mondo “alieno” alla realtà “padana”, che poi padana non è ma “germanica”, ovvero longobarda.

    Nel corso del medioevo poi si sono “tolte” da questa realtà “germanica” i territori occidentali del Piemonte (Marchesato di Saluzzo e Marca di Torino), che tramite i Savoia sono entrati presto a far parte del mondo francese, e la Toscana, che per la sua posizione intermedia tra la Lombardia imperiale ed il papato, cercò di collocarsi in una dimensione propria equidistante da entrambi, ma tendenzialmente più vicina al mondo centroitalico pontificio.

    La Lombardia, nonostante le panzane della propaganda nazionalista italiota, non è mai uscita dal mondo germanico del Sacro Romano Impero (che non era affatto una realtà coesa ed omogenea, bensì una confederazione di principi indipendenti), ma era solo uno dei tanti feudatari abbastanza potenti da garantirsi una indipendenza, de facto, quasi totale. Idem il Friuli.

    L’Austria accorpò la Lombardia al Veneto dopo che quest’ultimo le venne “regalato” da Napoleone, ma non per volontà di unire e mischiare due mondi che tutti sapevano ben diversi, ma come soluzione amministrativa temporanea, infatti i piani austriaci erano quelli di creare uno stato vassallo dopo aver stabilizzato la situazione.

    Anche la leggenda sulla “germanizzazione” del governo lombardo, soprattutto sotto Maria Teresa, va sfatata.
    Infatti i provvedimenti teresiani erano dovuti alla necessità di abbattere la mentalità davvero mafiosa instillata in Lombardia durante il governo spagnolo.

    La critica più grave però va ad una frase: “brevissima pagina gloriosa seguita alla Cinque Giornate”…critichi tanto i falsi storici della propaganda italiota e l’oligarchia massonica che ha dato i natali allo stato italiota, e poi glorifichi uno degli esempi più fulgidi di tutto ciò?
    Le cosiddette “cinque giornate” furono una mera rivolta della succitata oligarchia contro un governo austriaco che imponeva dei vincoli legislativi ai loro abusi di stampo mafioso contro la gente comune…gente comune che, guarda caso, amava il governo austriaco e fornì protezione ed appoggio alle truppe austriache sia in occasione delle “cinque giornate” che, in seguito, durante le guerre di conquista sabaude.
    Radetzky, dagli italiani dipinto come un mostro mangiaitaliani, fece ritirare le truppe da Milano durante la rivolta, lasciando che la situazione si calmasse da sola, mentre fu il sabaudo Bava Beccaris a cannoneggiare i milanesi che chiedevano pane!
    Radetzky, calmate le acque, rientrò a Milano accolto dalla gente comune festante, e visse tutta la sua vita tranquillamente a Milano, amato e rispettato dai milanesi, in mezzo ai quali girava quotidianamente senza scorta.

    • ferdinando 24 Ottobre 2012 at 2:51 pm #

      Caro Heinrich, mi spiace ma ti devi veramente sciacquare la bocca quando sparli di infame e tirannica espansione veneta sulla terraferma. La Serenissima Repubblica non a caso ha governato e bene per più di 1100 anni dalla Laguna a Bergamo a Brescia dall’altopiano di Asiago al Cansiglio fino in Cadore, da Brescia Mantova a Verona fino a Rovigo sul filo del Po ( per non parlare poi dello stato da mar). Certamente ribelllioni ci sono state fra i signorotti Carraresi o Scaligeri ma la “Confederazione” Serenissima ha sempre messo tutti d’accordo, facendoli sentire tutti orgogliosi figli di San Marco, e noi lo sentiamo tuttora. Mi spiace che Milano e dintorni siano stati sotto gli Spagnoli o i Francesi di turno e non ha assaporato la libertà. Parte della Lombardia si sentirà anche tedesca ma non ha radice profonde come la Serenissima Repubblica di S.Marco. Non a caso Renzo Tramaglino ha passato l’Adda per fare l’artigiano di qua’ dove c’era la libertà o Galileo a Padova qualche tempo prima…

      • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 5:07 pm #

        Meno propaganda veneto-itagliota, grazie.

        • Lucano 24 Ottobre 2012 at 6:34 pm #

          la Toscana, che per la sua posizione intermedia tra la Lombardia imperiale ed il papato, cercò di collocarsi in una dimensione propria equidistante da entrambi, ma tendenzialmente più vicina al mondo centroitalico pontificio….. MA CHE DIAVOLO SIGNIFICA?? parla di stato pontificio no MONDO CENTROITALICO…

        • Trasea Peto 24 Ottobre 2012 at 6:50 pm #

          Anca se te dao razon in tante robe no te te rendi conto ke anca ti te sì drio vardar la storia da el to canton, da austriaco(no de citadinansa) e par ndarghe contro i “etno-venetisti”.no te sì drio far tanto diverso da lori.

          • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 7:55 pm #

            Trasea, la storia l’è storia, anca quando fa mal.

      • Bresà òm liber 24 Ottobre 2012 at 5:42 pm #

        Concordo con Ferdinando. A me risulta, ma posso anche sbagliarmi, che Il 20 novembre 1426, Brescia SI DIEDE (non fu aggredita) alla Repubblica di Venezia e che da allora non ci sia mai stato qualche “ripensamento” di nota.

        “Venezia accordava ampia autonomia ai sudditi fedeli, compensandoli con privilegi, il più importante del quale era il distacco del territorio, divenendo così “corpo o terra separata”

        fonte: http://www.architettonicibrescia.beniculturali.it/Page/t02/view_html?idp=227

        Pertanto: W San Marco

        • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 6:31 pm #

          Ripeto, meno propaganda.
          Molte città “si diedero” a Venezia…assediate dalla stessa e ridotte alla fame, ove “darsi” a Venezia era l’unica alternativa alla capitolazione ed al saccheggio brutale.
          Venezia trattò diversi territori di terraferma nello stesso maniera di una colonia, sfruttando e saccheggiando, vedasi il Friuli. Che tra l’altro pure si ribellò.
          C’è un motivo per cui nel Mediterraneo orientale si preferiva “il turbante turco alla tiara latina”…perché se c’era qualcuno di liberale e tollerante, seppur sui generis, era proprio l’impero ottomano, non di certo i veneziani.

          • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 8:05 pm #

            Heinrich

            stai sbagliando, dici cose non propriamente vere.
            La Patria del Friuli non fu saccheggiata da Venezia, vi fu una guerra civile e vinse la fazione popolare favorevole a Venezia, perse la nobiltà feudale favorevole all’impero.
            Guardiamo la storia senza paraocchi se possibile.

            I veneti e le caste
            http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?FORUM_ID=10&TOPIC_ID=11108

      • Lucano 24 Ottobre 2012 at 6:21 pm #

        Mi spiace che Milano e dintorni siano stati sotto gli Spagnoli o i Francesi di turno e non ABBIANO assaporato la libertà.
        ANCHE LA SERENISSIMA RISPETTAVA IL CONGIUNTIVO

      • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 8:15 pm #

        Caro Ferdinando

        i 1100 (o oltre) anni sono quelli della storia della Venesia de Mar, la storia della Venesia de Tera ebbe inizio più tardi e durò circa 400 anni.

    • Lucano 24 Ottobre 2012 at 3:56 pm #

      La Lombardia, nonostante le panzane della propaganda nazionalista italiota, non è mai uscita dal mondo germanico del Sacro Romano Impero ….. ma era solo uno dei tanti feudatari abbastanza potenti da garantirsi una indipendenza, de facto, quasi totale. Idem il Friuli.

      LA LOMBARDIA UN FEUDATARIOOOOOO???? DELIRIO!!!!

      ma dove l’hai letta una fesseria del genere Henrich (non è che in realtà di chiami …. Giovanni o Alberto o altro)???

      • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 5:07 pm #

        Studia, somaro.

        • Lucano 24 Ottobre 2012 at 6:16 pm #

          MA DOVE HAI ETTO CHE LA LOMBARDIA ERA solo uno dei tanti feudatari abbastanza potenti da garantirsi una indipendenza, de facto, quasi totale… DAMMI UN RIFERIMENTO, FORSE SARO’ ANCHE SOMARO IO… CITA UN QUALCOSA

          • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 7:53 pm #

            prenditi una laurea

            • lucano 25 Ottobre 2012 at 9:40 am #

              l’ho presa la laurea e anche molto di più

    • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 7:48 pm #

      Caro Heinrich

      il mio cognome è Pento e gli avi di mio padre probabilmente giungero dalla Sassonia in quel di Thiene e Marano Vicentino negli ultimi secoli del I millennio d.C. e più tardi li avi della madre di mio padre arrivarono sull’Atipiano dei 7 Comuni dall’area tirolese, bavarese, svizzero alemanna.
      Io mi sento veneto con radici anche germaniche e tutto ciò lo vivo sentendomi europeo e per nulla italiano.
      Quando vado nelle varie terre germaniche mi sento a casa mia e provo più fraternità che non con le genti dell’area italica, però mi sento veneto.
      Ti ricordo che in Lombardia non giunsero soltanto i longobardi che le diedero il nome ma anche tanti di altri ceppi germanici.
      Anche la Venezia marittima bizzantina si è in parte veneto-germanizzata; mi pare che alcuni dogi avevano cognomi germanici come talune famiglie veneto-veneziane.
      Nelle nostre lingue veneto-padane (tra cui l’italiano) l’apporto delle lingue germaniche è stato rilevantissimo.
      La toponomastica della Terra Veneta ha una percentuale elevata di nomi di area germanica.

      Uno dei miei eroi preferiti è il grande Armino che sconfisse e fermo i romani a Teutoburgo.

      Il mio canto dopo quello veneto e l’Inno alla Gioia.

      Ciao e stame ben!

      • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 7:59 pm #

        Caro Heinrich

        hai ragione, il Ducato di Milano non fu conquistato dagli austriaci ma ereditato (agli inizi del 1700) per via dinastica e il popolo amava lo stato austriaco .
        Dopo l’invasione di Napoleone Milano ritornò all’Austria con il Lombardo Veneto e il popolo amava l’amministrazione austriaca perché era più giusta di certa parte della nobiltà locale degenerata con Napoleone e con le successive idee italione.
        L’italiano Bava Beccaris fu un criminale indegno di essere accostato al generale Radetzky che come dici tu non era per niente odiato dal popolo milanese.,

  15. Wino 24 Ottobre 2012 at 1:51 pm #

    prima di tutto dobbiamo liberare le nazioni: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia.

    POI se si vorrà ci si potrà unire in una FEDERAZIONE cispadana ammesso che qualcuno invece non preferisca la Svizzera…

    in ogni caso DECIDERANNO i POPOLI

    • Veritas 26 Ottobre 2012 at 4:09 am #

      Wino, finalmente un commento costruttivo! Certo, bisognerà fare una federazione o confederazione, ma per arrivarci bisognerebbe, innanzitutto, cambiare l’attuale, vecchia, costituzione italiona. E tutti gli attuali politicanti la considerano come un vangelo senza rendersi conto che è strasuperata. (Oppure fan finta di non capirlo).
      Perchè dovremmo fare dei referendum popolari e Roma ,con questa costituzione, ce lo impedirebbe.

  16. Riccardo 24 Ottobre 2012 at 1:29 pm #

    Perfettamente d’accordo. La Padania non esiste. Esistono la Lombardia, il Veneto ecc ecc (ovviamente non corrispondenti alle attuale regioni)

  17. mbiondi 24 Ottobre 2012 at 1:27 pm #

    la Padania NON esiste, l’indipendenza di regioni più o meno fantasiose è antistorica oltre che risibile… per gli stessi motivi allora io voglio l’indipendenza del mio quartiere, anzi del mio condominio. Quel demente di miglio ha trovato il verso in vecchiaia di farsi un pò di pensione vendendo qualche libello a pochi scemi beoti. Dispiace per tutti costoro ma esiste una sola Nazione ed è l’Italia, nata dalla gloriosa Resistenza Partigiana contro il nazifascismo e l’occupazione tedesca. Se questi nuovi beoti che hanno scoperto ieri di avere il cuore in pezzi per una Paperopoli inventata non si trovano bene in Italia… prego si accomodino il mondo è grande…. ma riflettano su tutti i gloriosi Eroi che hanno dato la vita anche per la loro libertà. Eroi Italiani, del nord del sud del centro e delle isole.

    • Heinrich 24 Ottobre 2012 at 2:01 pm #

      ma fottiti italgione

      • Alberto Pento 24 Ottobre 2012 at 8:10 pm #

        Heinrich
        non ti arrabbiare con gli italioni, non fare come loro.

        • liugi II 25 Ottobre 2012 at 9:41 am #

          Bisogna ridere della loro stessa ignoranza, non arrabbiarsi.
          Superando il concetto di Padania e cercando l’indipendenza a livello regionale però almeno queste polemiche su “paperopoli” non esisterebbero. Vorrei vedere con che faccia tosta andrebbero a dire che la Lombardia o il Veneto non esistono. Risulterebbero a tutti meno credibili del loro nazionalismo straccione.

          • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:37 pm #

            l la storia è solo un modo per aggrapparsi a qualcosa, se oggi il veneto, il piemonte la lombardia o chicchessia non si riconosce nell’attuale stato italiano dovrebbe essere libero di scegliere cosa fare a prescindere dalla sua illustre o meno storia, (la lombardia non ha una illustre storia, è importante??) perchè se proprio si dovesse parlare di storia quella più recente e più importante è quella italiana e sembra che proprio da essa ci si voglia staccare, quindi che importa la storia? importa il presente e il futuro, veneto indipendente? se lo vogliono i veneti che indipendenza sia, questo vale per tutti gli abitanti italiani (perchè oggi sono italiani) di tutte le regioni della penisola

          • Veritas 26 Ottobre 2012 at 4:14 am #

            Eh sì , liugi II, farà anche ridere ma fa anche tanta pena scoprire certe ignoranze….

  18. mbiondi 24 Ottobre 2012 at 1:25 pm #

    la Padania NON esiste, l’indipendenza di regioni più o meno fantasiose è antistorica oltre che risibile… per gli stessi motivi allora io voglio l’indipendenza del mio quartiere, anzi del mio condominio. Quel demente di miglio ha trovato il verso in vecchiaia di farsi un pò di pensione vendendo qualche libello a pochi scemi beoti. Dispiace per tutti costoro ma esiste una sola Nazione ed è l’Italia, nata dalla gloriosa Resistenza Partigiano contro il nazifascismo e l’occupazionje tedesca. Se questi nuovi beoti che hanno scoperto ieri di avere il cuore in pezzi per una Paperopoli inventata non si trovano bene in IItalia… prego si accomodino il mondo è grande…. ma riflettano su tutti i gloriosi Eroi che hanno dato la vita anche per la loro libertà. Eropi Italiani, del nord del sud del centro e delle isole.

    • fabio ghidotti 24 Ottobre 2012 at 3:13 pm #

      mbiondi non sparare cazzate.
      La guerra partigiana è stata combattuta contro i nazirepubblichini, che non puoi chiamare nazifascisti perchè una parte dei fascisti (i figli dell’ODG del 25 luglio 1943) si è schierata dalla parte dei vincitori, combattendo nelle fila dell’esercito “badogliano” o in quelle dei partigiani (è stata solo la geografia a decidere dove).
      Non puoi parlare di “resistenza”, perchè insulti tutti quei popoli europei che la resistenza l’hanno fatta davvero: si facevano i fatti loro e sono stati invasi dai nazisti, ai quali hanno resistito.
      Non puoi parlare di “occupazione tedesca” dell’Italia, perchè in Italia i militari tedeschi c’erano già in quanto alleati. Poi ne sono arrivati altri, perchè si sono giustamente sentiti traditi visto che il voltafaccia dell’8 settembre e 13 ottobre l’hanno fatto gli stessi individui che coi nazisti avevano firmato un patto di alleanza.
      Se tutto questo significa nazione italiana, sappi che quanto ricordato sopra è proprio uno dei motivi per cui quelli come me vogliono distruggerlo, questo aborto di nazione che è capace solo di violenza e mistificazioni. Studiati la Storia, non il catechismo tricolore!
      Quanto agli eroi, è stato detto da tempo che sono beati solo i popoli che non ne hanno bisogno…

      • gigi ragagnin 24 Ottobre 2012 at 5:16 pm #

        mbiondi a quanto ammonta la tua sovvenzione al giornale ?

    • Trasea Peto 24 Ottobre 2012 at 5:27 pm #

      Se non ci fossero stati gli americani i partigiani non avrebbero esploso neanche un petardo, se non ci fossero stati i partigiani sarebbe stato troppo evidente che lo Stato italiano è una colonia USA.

      • luigi bandiera 26 Ottobre 2012 at 10:52 am #

        ESATTO..!

    • Bresà òm liber 24 Ottobre 2012 at 6:14 pm #

      @mbiondi
      Me lo dici chi ti ha indottrinato così bene?

    • luigi bandiera 26 Ottobre 2012 at 10:58 am #

      mbiondi, scommetto che dormi in un letto trikolorito in tutto: lenzuola, coperta, tappeto e magari anche i muri dipinti in BRV.

      Togliti gli occhiali a tre kolori e vedrai il mondo cosi’ come l’e’..!!

      Auguri di pronta guarigione… ah gia’, non sei malato, hai solo gli occhiali trikoloriti e probabilmente sin dalla nascita..!!

      An salam

  19. Lorenzo 24 Ottobre 2012 at 1:17 pm #

    Concordo sul fatto che la Padania non esista come nazione; tuttavia credo che – viste le strette relazioni economiche, visto che parliamo un’unica lingua e soprattutto visto che conviviamo assieme da oltre un secolo e mezzo – per le regioni del nord sia auspicabile unirsi in una Federazione dei popoli del Nord Italia: ogni regione – i cui confini dovranno essere ridefiniti tramite referendum – ha ampia autonomia legislativa, anche in campo penale (come negli Stati Uniti) e soprattutto il diritto di secessione. In comune vengono gestite poche funzioni allo scopo di risparmiare sui costi, come ad esempio le forze armate: meglio un unico esercito che 6 o 7 diversi. Una federazione insomma che assomigli ad un consorzio, una comunità di popoli. Poi in futuro chissà, questa federazione potrebbe espandersi al centro e magari anche al sud Italia, riunificando in tal modo la penisola ma in modo totalmente diverso. Oppure potrà guardare alla Mitteleuropa unendosi ad Austria, Svizzera, Baviera e Slovenia, dando origine ad una sorta di Federazione Alpina. Le possibilità insomma sono infinite, l’importante è che siamo noi a decidere il nostro destino.

  20. Lucano 24 Ottobre 2012 at 12:57 pm #

    bell’articolo, solo un appunto: utopia o realtà?
    in un contesto internazionale nel quale gli stati nazione non accennano a declinare ma, al contrario, si rafforzano e rafforzano l’idea di un superstato europeo che faccia da argine ai superstati USA CINA BRASILE INDIA ecc… ci sarà spazio per l’autogoverno delle comunità locali? sarà possibile realizzare tutto questo?

    • fabio ghidotti 24 Ottobre 2012 at 2:57 pm #

      certo che si’, Lucano: l’Europa può essere benissimo lo spazio in cui si esercita l’autogoverno delle comunità locali.

    • lorenzo 24 Ottobre 2012 at 10:18 pm #

      Lucano, non ci serve
      un SUPERSTATO europeo (cioè non democratico, senza rispetto delle libertà individuali e delle autonomie) da contrapporre ai Superstati CINA, INDIA ecc.. (che infatti non sono modelli di libertà e democrazia..). Bensì un mosaico di regioni e di popoli che si riconoscono in un’Europa confederata. Non un’Europa che sia una Cina più piccola, ma una Svizzera più grande..

  21. Federico 24 Ottobre 2012 at 12:40 pm #

    Sono d’accordo. Per giunta, l’unica strada realistica per uscire dalla prigione italiana è quella di un Veneto libero per via referendaria, che apra la strada a una votazione che faccia nascere una Lombardia libera, e a un’altra che veda sbocciare a un Piemonte libero ecc. Come hanno capito movimenti (diversi tra loro, ma analogamente orientati a partire dalle attuali entità amministrative regionali) quali sono Indipendenza Veneta – al momento il più dinamico ed efficace-, Veneto Stato, pro Lombardia Indipendenza, Piemonte Stato e altri ancora.

    • Davide Giaretta 24 Ottobre 2012 at 5:28 pm #

      L’unica? Per fortuna ce ne sono altre, e molto più efficaci, tutti possono seguire il percorso che ritengono migliore, ma da questo a dire che è l’unico, ce ne passa

  22. Crisvi 24 Ottobre 2012 at 12:20 pm #

    Perfettamente concorde.

    La Padania è un’invenzione di Bossi.
    Altra cosa è la pianura Padana, con i suoi popoli.

    http://www.ondadelsud.it/?p=6374

    Oppure, come scrive questo giornalista, esiste il regno delle due Sicilie, ma questa è un’altra storia.

    • luigi bandiera 25 Ottobre 2012 at 8:39 pm #

      Esiste quello che noi vogliamo esista… questo era il senso del mio intervento. Per questo gli si da’ un nome..!

      Ma vedo che siamo stracolmi di intellighenti (fuori tema spesso).

      Ciao CRISVI..!!

  23. Unione Cisalpina 24 Ottobre 2012 at 12:15 pm #

    la Padania esiste nel kuore di ki la koltiva nello spirito komune cisalpino koeso x tradizioni, komportamnti, socialità, rapporti umani, modo d’intendere e vivere la vita kuotidiana…

    kos’abbiamo a ke fare, noi cisalpini, kon le tradizioni, usi e kostumi, metalità e morale italiko_levantina, ovvero terronika !?

    • Davide 24 Ottobre 2012 at 1:07 pm #

      ok ma sta di fatto che una nazione è un’altra cosa… skusa, volevo dire “kosa”…

      Il Veneto è una nazione, e diventerà sovrana!

    • Culitto Salvatore 24 Ottobre 2012 at 1:48 pm #

      la Padania esiste nel kuore di ki la koltiva…gli agricoltori? :-)

      metalità e morale italiko_levantina ovvero terronika !?
      un termine che suona parecchio strano..che sarebbe?io ho assaggiato il torrone ma il terrone non l’ho mai assaggiato (invece delle mandorle avrà forse le castagne?)

    • Lucano 24 Ottobre 2012 at 6:30 pm #

      e basta con tutte queste cappa !!!! ma KE SENSO HA?

      • Culitto Salvatore 25 Ottobre 2012 at 12:14 am #

        ha la tastiera danneggiata…gli manca la “C” certo avrebbe potuto usare la “Q” ma non suona bene come la “K” …quore, qi, qoltiva, italiqo…ma sopratutto cosa suonerebbe brutto come terroniqa (sembra un gruppo pop), ehm squsa volevo dire qosa e qome :-)

Lascia un commento